I ricorrenti sono un uomo fuggito dal Sud Sudan e una donna ivoriana. Le vittime di torture e violenze chiedono giustizia
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) di Strasburgo ha ricevuto il 13 maggio scorso due ricorsi presentati nei confronti dell'Italia da un uomo fuggito dal Sud Sudan e da una cittadina della Costa d'Avorio per la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nei confronti del libico Osama Almasri, accusato di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Il primo ricorrente è fuggito dal Sud Sudan nel 2018, si legge nel ricorso, per raggiungere la Libia. Dopo diversi tentativi falliti di arrivare in Europa, è stato detenuto in Libia a Triq al-Sika e poi trasferito ad Al-Jadida, un centro di detenzione controllato da Almasri, dove il ricorrente afferma di essere stato sottoposto a torture. Nel 2020, l'uomo è stato inviato con la forza alla base militare di Mitiga per combattere in uno dei gruppi armati organizzati da Almasri. Lì è stato sottoposto a lavori forzati e violenze e ha assistito a diversi episodi di tortura e uccisioni perpetrati da Almasri contro altri detenuti.
Nel giugno 2022, l'uomo è riuscito a fuggire e ad arrivare in Italia. Ottenuto lo status di rifugiato, ha fondato l'associazione 'Rifugiati in Libia' e ha fornito prove nel procedimento contro Almasri, avviato nel frattempo davanti alla Corte Penale Internazionale.










