Colpi di scena a raffica. La serie A corre a perdifiato verso una rivoluzione di panchine, dirigenti sportivi, perfino medici. Ultimi vengono i giocatori, perché i soldi sono comunque scarsi e non si può competere con la Premier e la Liga (Gordon del Newcastle, ad esempio, sta per planare al Barcellona per 70 milioni).

Da un lato ci sono Inter, Roma e Como, con la favola a lieto fine di una stagione di soddisfazioni superiori alle aspettative. Dall'altra ci sono gran parte delle altre, le deluse, con il picco di Milan e Juventus, che ammettono il fallimento su tutta la linea.

E reagiscono in modo diametralmente opposto: il Milan fa un repulisti traumatico, la Juve rinserra le file confermando le pedine apicali che hanno il compito di invertire la rotta. E l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato in entrambe le decisioni serpeggia in molti tifosi di due delle locomotive del calcio italiano.

In quattro giorni dalla fine del campionato c'è stato un terremoto. Allegri è stato poco elegantemente cacciato da Milanello e sta per accasarsi al Napoli (con cui peraltro potrà giocare la Champions), altri club sono costretti ad avallare le decisioni prese dai tecnici: Conte via dal Napoli, Sarri lascia la Lazio, Italiano il Bologna, Grosso il Sassuolo.