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Il sequestro di beni per oltre 200 milioni di euro legati alle attività del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, arrestato nel 2023 e morto pochi mesi dopo, ha mostrato come Cosa Nostra sia riuscita per decenni a far fruttare i guadagni provenienti dal narcotraffico in molti paesi esteri, nascondendone la provenienza. Lo ha fatto attraverso decine di conti correnti e società distribuite in Spagna, Svizzera, Isole Cayman e perfino in Libano, con un patrimonio che ha permesso l’acquisto di beni mobili e immobili di lusso e che finora era rimasto a disposizione di Cosa Nostra.
La vasta operazione che ha portato a individuarlo e a sequestrarlo è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, con la collaborazione delle autorità dei vari paesi. L’indagine si è concentrata soprattutto sulla gestione del patrimonio da parte del narcotrafficante Giacomo Tamburello, un ex commerciante di abbigliamento molto vicino a Messina Denaro, del figlio Luca e della ex moglie, Maria Antonina Bruno: sono stati arrestati tutti e tre, con l’accusa di impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa.
Quella sui 200 milioni di euro è una prima stima, ma si ritiene che il patrimonio guadagnato da Messina Denaro attraverso le attività di Tamburello possa essere più esteso. Le decine di società di cui è composto hanno nel tempo costruito un reticolo fitto e frammentato che ha permesso per anni di nascondere più facilmente l’origine illecita del denaro per immetterlo e investirlo altrove.












