E stato trovato il tesoro di Matteo Messina Denaro. Non una cassaforte sotterranea, ma un'intricata rete finanziaria diffusa tra Paesi di tutto il mondo. Un sistema che non si regge su contanti seppelliti sotto terra, ma su società e investimenti entrati nel circolo dell'economia legale.Il tesoro da 200 milioni di euro

Le attività investigative, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall'aggiunto Vito Di Giorgio, si sono svolte, oltre che in Italia, ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs), in stretta collaborazione con gli organi giudiziari e di polizia locali.«Abbiamo sempre detto che uno dei pilastri del contrasto a Cosa nostra è l'aggressione al patrimonio di Cosa nostra, che è enorme e riteniamo di aver individuato in queste indagine una parte importante degli investimenti fatti in decenni all'estero da Cosa nostra». A dirlo è stato il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, dopo il maxi blitz della Guardia di finanza contro il patrimonio di Matteo Messina Denaro.Tre arresti Nel corso di una operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale del capoluogo sono state arrestate tre persone per impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall'agevolazione mafiosa e sequestrati beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. L'operazione, che si è svolta in diversi Paesi, ha consentito di ricostruire un enorme patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società off shore, dei guadagni incassati dagli anni '80 col narcotraffico sotto l'egida del capomafia Matteo Messina Denaro.