L’Ebola non è alle porte dell’Europa. Ma sarebbe irresponsabile fingere che ciò che sta accadendo nell’Africa centrale riguardi soltanto quel continente. E’ questo il punto politico e sanitario della mossa italiana: evitare tanto il panico quanto la sottovalutazione. Il governo ha scelto una linea di prudenza operativa. Giorgia Meloni ha scritto ai vertici dell’Unione Europea chiedendo un coordinamento comune sui controlli alle frontiere, mentre il Ministero della Salute ha già attivato protocolli di sorveglianza per chi rientra da Repubblica Democratica del Congo e Uganda. Nel fine settimana partirà inoltre una missione dello Spallanzani a Kinshasa per rafforzare la sorveglianza epidemiologica e fornire supporto sanitario sul campo.Dietro le quinte, però, c’è già qualcosa di più concreto: una ordinanza ministeriale ormai pronta. Il testo prevede obblighi di comunicazione sanitaria per chi arriva dalle aree colpite, controlli coordinati negli aeroporti e nei porti, raccolta dei dati dei passeggeri e procedure di isolamento immediato in presenza di sintomi sospetti. Misure coerenti con la dichiarazione dell’Oms che il 16 maggio ha classificato il focolaio di Ebola Bundibugyo come emergenza sanitaria internazionale. La vera preoccupazione non riguarda soltanto il virus, ma il contesto in cui si diffonde. Nell’est del Congo, Ebola corre dentro una regione devastata da guerra, sfollamenti, fame e collasso sanitario. L’Oms parla apertamente di “collisione catastrofica tra malattia e conflitto”. Ospedali attaccati, strade impraticabili, gruppi armati, milioni di persone in insicurezza alimentare: tutto ciò rende quasi impossibile tracciare i contatti e isolare i contagiati.C’è poi un elemento decisivo: per il ceppo Bundibugyo non esistono vaccini autorizzati né terapie specifiche. Questo significa che l’unica difesa reale resta la prevenzione. E la prevenzione, oggi, non si fa soltanto nei reparti di malattie infettive, ma anche nella cooperazione internazionale, nella diplomazia sanitaria e nella capacità europea di agire in modo coordinato. L’errore peggiore sarebbe oscillare tra allarmismo e indifferenza. Le epidemie contemporanee insegnano che i virus viaggiano più velocemente delle decisioni politiche. Per questo serve lucidità: proteggere i confini senza chiudere gli occhi davanti alla tragedia
L’Ebola non è alle porte. Ma l'Italia vuole evitare sia il panico sia la sottovalutazione
Pronta un'ordinanza ministeriale: obblighi di comunicazione sanitaria per chi arriva dalle aree colpite, controlli, raccolta dei dati e procedure di isolamento immediato in presenza di sintomi sospetti










