Rianalizzando la sconfitta di Jannik Sinner con il senno di poi, in molti si sono posti la stessa domanda: perché non ha chiamato un medical time out nel terzo set, sul punteggio di 5-2 a suo favore, quando già si vedono i sintomi del suo crollo fisico? È uno dei punti chiave nell’analisi dell’eliminazione dal Roland Garros del numero 1 al mondo. È chiaro, come già sottolineato in premessa, che si parla alla luce di quello che è già successo e che è facile ragionare dall’esterno, molto più complicato farlo in campo sotto il sole cocente. Però in quel momento, sul 5-2, Juan Manuel Cerundolo era ancora spalle al muro: a Sinner mancava solo un game per chiudere il match. Se si fosse fermato, forse – nessuno può saperlo con certezza – avrebbe trovato nel serbatoio le residue energie per compiere l’ultimo passo e rimanere in vita nello Slam di Parigi.
L’ex tennista Andreas Seppi, che era in cabina di commento per Eurosport, ha analizzato così quanto successo parlando alla Gazzetta dello Sport: “Avrebbe potuto chiamare prima il medical time out, se si era già accorto del malessere, e non aspettare sul 5-4 0-40 quando la situazione del terzo set si era già complicata“. Compromessa, verrebbe da dire. Ancora Seppi ha spiegato: “Magari un paio di game prima avrebbe interrotto il flusso negativo, cinque minuti di stop gli avrebbero permesso di rifiatare e di raccogliere i pensieri per fare l’ultimo sforzo”. Perché Sinner non ha pensato all’opzione del medical time out? Ci sono due spiegazioni possibili.











