Pubblicato il: 29/05/2026 – 11:44
CATANZARO «È un’esperienza bellissima che mi porto dentro, nel cuore». Lo ha detto il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, incontrando i giornalisti al termine del suo mandato, che si concluderà ufficialmente domenica. «In questo anno e mezzo – ha proseguito De Rosa – ho scoperto una città, un capoluogo, una provincia straordinaria. Un cuore enorme, una terra di grandi potenzialità, ma ancora non completamente espresse. Però abbiamo impresso, come dire, uno scatto in più: la capacità di lavorare insieme. Forse mancava, o comunque non era ancora completamente oliata questa capacità. Abbiamo capito che i problemi di oggi si affrontano solo con il lavoro di squadra. Questo è un territorio un po’ abituato a lavorare a compartimenti stagni, ognuno per conto proprio, con poco dialogo. Io ho cercato di far capire anche alle diverse amministrazioni che bisogna lavorare insieme, mettendo un po’ da parte la politica e le appartenenze, perché di fronte ai problemi la gente non lo capisce: bisogna dare risposte. Il “modello Catanzaro” è questo: abbiamo imparato a lavorare insieme, al di là delle diverse ideologie e appartenenze».
Il metodo di lavoro
De Rosa ha spiegato che si tratta di «un metodo di lavoro che significa che, di fronte ai problemi, si mettono da parte le diversità e si lavora insieme. Lo abbiamo fatto durante il ciclone Henry, in tante occasioni di emergenza, in tante situazioni complicate sul territorio. Catanzaro non assurge mai alla ribalta delle cronache per grandi episodi. Ma perché? Perché c’è un lavoro di prevenzione a monte, fatto di incontri, dialoghi, confronto e ascolto. Ecco, quello che io dico sempre è: parliamo di meno e ascoltiamo di più. Se ascoltiamo, impariamo anche noi a fare meglio il nostro lavoro. Il lavoro oggi di un’autorità di governo come la mia, come quella di un questore, come quello di tutte le forze di polizia, si fa sul territorio. Non si fa chiusi nelle proprie stanze, ma aprendosi al mondo. Ecco perché – ha aggiunto De Rosa – abbiamo fatto quasi dieci comitati itineranti sul territorio, molti incontri, molte presenze nelle scuole, molti inviti ad andare nei territori, a farsi vedere e a dire: “Io sono qua, chiedetemi e cercherò di fare la mia parte”. Poi non sempre si può dire di sì, ma certamente la vicinanza dei cittadini allo Stato credo che, in questo anno e mezzo, sia migliorata». Il rimpianto? «Scordovillo a Lamezia, il fatto – ha proseguito De Rosa – di non aver completato lo sgombero — chiamiamo le cose con il loro nome — cioè l’allontanamento di quelle persone in luoghi dignitosi. Non averlo potuto completare, anche se siamo a buon punto. Vi posso dire che mancano una decina di alloggi. Quando saranno stati individuati, queste famiglie si sposteranno in alloggi Aterp, o comunque trovati dall’Aterp. Quel campo verrà demolito — ci sono già le risorse per demolirlo — recintato, e quella ferita che dura da cinquant’anni sarà terminata.












