Dopo Saverio Lodato e Ginevra Bompiani, nel mirino della deputata di FdI e presidente della commissione Antimafia Colosimo, finisce il collaboratore di Antimafia2000 Jamil El Sadi per un discorso in via D’Amelio: “Il rischio è l’autocensura, ma andiamo avanti e confidiamo nella magistratura”.
Jamil El Sadi, foto di Paolo Bassani
Dall’inizio del suo mandato alla guida della Commissione parlamentare Antimafia, la deputata di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo ha fatto spesso parlare di sé per una spiccata propensione al ricorso alla via giudiziaria contro giornalisti, intellettuali e attivisti.
Quello di Chiara Colosimo sembra ormai un modus operandi rodato: denunciare chi critica la sua gestione della commissione Antimafia, fino ad arrivare a chi proprio di antimafia si occupa. Ad essere finito nel mirino della deputata di Fratelli d’Italia è Jamil El Sadi, 27 anni, attivista contro la criminalità organizzata nel collettivo Our Voice e collaboratore del sito Antimafia2000.
La figura di Chiara Colosimo era già stata al centro di polemiche sin dal momento della sua nomina, accompagnata da forti polemiche politiche a causa della diffusione di una fotografia che la ritraeva all'interno del carcere di Rebibbia insieme a Luigi Ciavardini, ex terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) condannato per la strage di Bologna. Sebbene la deputata abbia sempre difeso quell'incontro ascrivendolo ad attività istituzionali legate all'associazionismo carcerario, la vicenda ha segnato l'inizio di una serie di duri scontri con il mondo dell'informazione. Il primo a fare i conti con le querele di Colosimo è stato Saverio Lodato, giornalista professionista e storica firma del giornalismo d’inchiesta sulle stragi di mafia, querelato per aver rievocato proprio quel capitolo relativo ai rapporti con Ciavardini. Successivamente è toccato alla scrittrice e saggista Ginevra Bompiani, finita in tribunale per un giudizio espresso durante una puntata del talk show politico DiMartedì.








