Alla fine, dopo una lunga giornata in tribunale, a tu per tu con il loro destino, si sono abbracciati accennando un sorriso, mostrando sempre quell’aria fiera da giocatori, come se la vita fosse un’interminabile partita di calcio. «No, i nostri avvocati ci hanno detto che non possiamo parlare». Tutto quello che avevano da dire, i tre ex giocatori del Bra, accusati di violenza sessuale di gruppo e per uno solo di «revenge porn», ieri hanno raccontato la loro versione dei fatti al giudice Victoria Dunn, ad Asti. «Non siamo colpevoli. Non abbiamo violentato quella ragazza. È stata lei a proporre di fare sesso di gruppo. Voleva farlo non solo con noi, ma anche con altri compagni di squadra. Una richiesta espressa la settimana prima di quella sera. Molti giocatori del Bra ne erano al corrente». Così si difendono Fausto Perseu, 24 anni, di Roma; Alessio Rosa, 23 anni, di Tivoli; Christ Jesus Mawete, 21 anni, di Mondovì. «Per la prima volta, dall’inizio dell’indagine, hanno potuto fornire la loro versione dei fatti», dicono i legali che li assistono, Gianluca De Bonis, Livia Rossi, Rocco Sardo, Andrea Rosso. Si sono presentati in maglietta bianca e scarpe da ginnastica, accompagnati dai familiari. Si sono calati in quella sera del 31 maggio 2025. C’era una festa di strada, concomitante con l’esaltazione collettiva per la promozione in serie C del Bra, dopo una stagione di successi. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Davide Greco, fu proprio il clima di festa a fare da contorno alla violenza. L’euforia, gli aperitivi in strada, i giocatori osannati. La studentessa e il flirt La ragazza ventenne, studentessa universitaria torinese, si era invaghita di uno di loro. Di Perseu, il primo che si è sottoposto all’esame. La studentessa, invitata con un’amica in un bar alla festa di strada, stava flirtando con lui quella sera, quando è stata invitata a seguirlo nel suo alloggio, condiviso con altri giocatori. Nella sua denuncia, la giovane ha sempre ammesso che voleva stare con lui, ma non fare sesso di gruppo. Proposta emersa durante la serata, come gioco, tra gli avventori del bar. «Fossi in te accetterei», le ha detto una diciassettenne, fidanzata di un altro giocatore, per spronarla. Versione tra gli atti del processo con rito abbreviato. Stando alle accuse, Perseu ha attirato la ragazza in una trappola, a cui si sono aggiunti Rosa e poi Mawete, chiamato con un messaggio: «Vieni nudo».