“È un cortocircuito che ci diverte parecchio quello di sembrare delle nonne siciliane, con foulard e occhiali da sole, e poi fare una musica che mescola il French Touch all’Italo Disco”. Il trio francese Dov'è Liana racconta al Foglio come oggi sia diventato l'anomalia più divertente dell'estate italiana. Nati e cresciuti a Parigi, i tre membri del gruppo (Antoine, Philippe e Jules) si conoscono tra i banchi di scuola. Nel 2020, rimasti bloccati in un appartamento a Palermo durante il lockdown, incontrano una ragazza di nome Liana, mai più rivista, che darà il nome al gruppo. Lì nasce anche il loro primo successo casalingo su GarageBand, “Perché Piangi Palermo”, un sound che loro stessi definiscono “House Palermitana”: un brano elettronico cantabile da club.Dopo l'album d'esordio “Love 679”, la firma con Carosello Records e una serie di collaborazioni eccellenti — da Franco126 a Malika Ayane —, il trio è tornato con il nuovo singolo “Cookie’s Party” e un tour italiano estivo partito dal Mi Ami Festival di Milano e che li vedrà sabato 30 maggio allo Spring Attitude di Roma, il 20 giugno all’Oltre Festival di Bologna e il 7 agosto al Jova Summer Party di Olbia. Il nuovo brano è una sorta di road movie surreale e ribelle che racconta l’intento rivoluzionario di un gruppo di bambini che vuole raggirare le regole del mondo adulto. Un piccolo film immaginario in cui innocenza, pericolo e giocosità si mescolano senza nostalgie. Un tripudio spensierato che viaggia in parallelo con la loro estetica. Eppure, dietro gli occhiali da sole scuri e i foulard legati in testa che oggi il pubblico copia sotto il palco, si nasconde un segreto inaspettato. “Il nostro look è nato per pura timidezza — raccontano — sui nostri profili Instagram personali noi non mettiamo mai foto o video dei nostri volti. La prima volta che abbiamo dovuto fare un’esibizione pubblica che sapevamo sarebbe stata filmata, abbiamo cercato un modo per nasconderci un pochino”.Questa timidezza nel mostrare i vostri volti contrasta però con l’esuberanza del vostro sound e con la solarità di Palermo. Cosa vi ha fatto innamorare della Sicilia? Tutto è iniziato lì perché mia sorella (dice Antoine, ndr) vive a Palermo da dieci anni e ha sposato un palermitano, quindi ci andavo spessissimo. Un giorno ho detto a Philippe e Jules: “Ragazzi, quel posto è troppo cool, dobbiamo andarci insieme”. Ci siamo andati e ci siamo innamorati tutti e tre della città e di quel modo di vivere che è radicalmente diverso da quello della Francia.Questo colpo di fulmine si riflette anche nella vostra dimensione live. Che differenza c’è tra il pubblico italiano e quello del resto d’Europa? La verità è che noi conosciamo soprattutto il pubblico italiano. Anche quando suoniamo a Londra, a Bruxelles o a Berlino, il 90% delle persone sotto il palco è italiana. E dobbiamo ammettere che sono pazzeschi, un pubblico incredibile.Ormai siete di casa in Italia. Se doveste presentarvi a chi non vi conosce, come vi definireste? Siamo un po' i Pink Floyd de... No, scherzo! Quando lo devo spiegare agli amici dei miei genitori, dico semplicemente che facciamo Italo disco, anche se in verità non sappiamo esattamente cosa voglia dire. Dico che siamo una band che ha la grande fortuna di essere molto gettonata in Italia, tanto che ci andiamo a suonare quasi ogni weekend. Personalmente la presento così.Anche per il vostro ultimo singolo, “Cookie’s Party”, siete stati ispirati dall’Italia? Com’è nato? Per noi è molto vicino, come energia e modello di produzione, ai nostri primi brani. L’idea era quella di riprendere il gusto di prendersi il tempo per fare le cose, per godersi la musica: iniziare con la base, poi aggiungere il piano, poi tutto il resto. È un pezzo semplice, ha un ritornello che ci piace. Come sempre, creiamo prima tutto al pianoforte e solo dopo scriviamo le parole.C’è un’atmosfera pop e stralunata nel pezzo. C'è dietro una fascinazione per il fumetto d'autore? Sì, lo spirito generale del testo si ispira molto a Calvin & Hobbes, un fumetto che leggevamo tutti e tre quando eravamo piccoli. E ci piaceva dargli quelle sensazioni.Nel brano evocate una “rivoluzione dei bambini”. C'entra il fatto che la vostra band sia nata proprio tra i banchi di scuola? Esatto. Noi tre ci conosciamo da quando eravamo piccolissimi, eravamo infatti compagni di classe. Questa canzone era un modo per tornare a quando facevamo quei giochi da bambini. C'è da dire che questo modo di parlarci, un po' infantile e giocoso, lo usiamo ancora oggi tra di noi per scherzare.Questo gioco si riflette anche nei testi. In “Cip Cip” ad esempio cantate: “Non ci sono abbastanza microfoni per registrare il mio amore”. Cosa si nasconde dietro questa frase? L'idea è fare sempre ciò che ci diverte. Puntiamo a creare melodie efficaci e trascinanti, di quelle che la gente ha voglia di cantare insieme a noi ai concerti, o magari da soli sotto la doccia e in macchina. Noi stessi amiamo follemente intonare i grandi classici del passato, lo facciamo sempre con i Supertramp, ad esempio. E volevamo regalare questa stessa sensazione terapeutica al nostro pubblico.Dalle collaborazioni con Franco126 e Golden Years in “Tighididà” fino alla rielaborazione di “(Siamo tutti) animali notturni” con Malika Ayane, ospite anche del vostro show al Mi Ami. Cosa cercate in incontri musicali così distanti dal vostro mondo? L’idea profonda che si cela dietro una collaborazione per noi è incontrare persone che non avremmo mai incrociato nella vita di tutti i giorni. Ci interessa capire come gli altri creano la musica, perché ognuno ha il suo metodo, il suo mondo. Magari una cosa che per noi in studio è naturale, per loro è totalmente folle, e viceversa. È questo tipo di scambio che ci attira di più.E se doveste esaudire un desiderio proibito, qual è la collaborazione dei vostri sogni in Italia? Se per caso Damiano (David, voce dei Måneskin, ndr) un giovedì pomeriggio non sa cosa fare e si annoia, ci farebbe un grande piacere fare un pezzo insieme.Sabato 30 maggio vi esibirete allo Spring Attitude di Roma e il 20 giugno all’Oltre Festival di Bologna. Che festa dobbiamo aspettarci? A Milano abbiamo portato con noi tanti amici da Parigi, tutti quelli che hanno registrato i cori di “Cip Cip”. A Roma invece porteremo la nostra famiglia: fratelli, sorelle e figli. Non vediamo l’ora, siamo gasatissimi!Il culmine arriverà poi il 7 agosto a Olbia, sarete ospiti del Jova Summer Party. Com’è nata la connessione con Jovanotti? Ci ha scritto direttamente lui su Instagram. Noi non lo conosciamo di persona, lo conosceremo lì per la prima volta. Sarà un gran bell’incontro, anche perché, oltre al live, passeremo una settimana in Sardegna con tutti i nostri amici, per la prima volta nella nostra vita. E questa è esattamente la vita che ci piace.
Il cortocircuito di Dov'è Liana: foulard da nonne siciliane, French Touch in corpo
Tre parigini timidi che si nascondono il viso e finiscono per diventare l'anomalia più divertente dell'estate italiana. Nuovo singolo, tour con Jovanotti, e un'estetica nata per caso: "Cercavamo solo un modo per non farci riprendere". Il desiderio proibito del trio parigino innamorato di Palermo è “una canzone con Damiano David”










