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Marco Imarisio

Il tennista italiano lascia il Roland Garros e Parigi senza spiegazioni sui suoi malesseri: «Non avevo energie, tutto il corpo era piatto. Non ricordo l'ultima volta in cui mi sono sentito così debole. Succede»

DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Succede. Lo ripete una, due tre volte, prima in inglese e poi in italiano. Succede. Quando l’altoparlante scandisce «Jannik Sinner in press room 1», le centinaia di persone sedute ai tavoli della sala stampa si alzano come un sol uomo. Lui arriva con la sua solita faccia da sfinge, sorrisi gentili e un rammarico trattenuto, nulla a che vedere con lo sconforto dell’anno scorso dopo l’incredibile sconfitta contro Carlos Alcaraz. Succede.

Parla ma non spiega, un atleta non ama esporre le proprie debolezze, le cartelle cliniche rimangono chiuse nelle segrete stanze, è una regola fissa. Sa di avere addosso gli occhi della stampa di tutto il mondo, perché quello che è successo ha dell’incredibile, stare male a un passo dalla vittoria, 6-2 6-3 5-1, ancora un game e poi qualunque cosa fosse, sarebbe svanita con la fine dell’ondata di calore e le cure del suo staff medico. Invece no, a un passo dal terzo turno di un torneo che era suo, dove gli scommettitori non accettavano quote sul suo nome.