E adesso? Appurato che fortunatamente nell’esplosione del razzo New Glenn di Blue Origin a Cape Canaveral non ci sono stati feriti, la prima domanda riguarda l’impatto dell’incidente sulle missioni spaziali, a partire dal programma internazionale Artemis per il ritorno sulla Luna.Sono passati meno di tre giorni dalla conferenza stampa con cui la NASA ha presentato i piani aggiornati per la costruzione di una base lunare. L’azienda di Jeff Bezos è una di quelle più coinvolte e ora, inevitabilmente, la sua capacità di lancio verso la Luna si azzererà per lungo tempo. Come minimo ci sarà un’inchiesta e sarà necessario ricostruire la rampa di lancio. È pensabile che in autunno riesca a lanciare il suo lander MK1 con due payload scientifici per dimostrare la capacità di allunare e di compiere operazioni di superficie? L’amministratore della NASA Jared Isaacman nel suo primo post su X dopo l’esplosione ha comprensibilmente preso tempo e promesso aggiornamenti. Prima di dare una risposta bisognerà capire nel dettaglio cosa è accaduto, ma rispettare i piani sarà una sfida. Il 9 giugno è prevista la conferenza stampa con cui sarà annunciato l’equipaggio della missione Artemis III, che il prossimo anno dovrebbe testare nell’orbita terrestre una serie di operazioni essenziali con il lander che porterà gli astronauti sulla Luna. Le aziende in corsa per produrlo sono due: Blue Origin e la SpaceX di Elon Musk. Da una parte l’esplosione del New Glenn potrebbe mettere a rischio la possibilità di lanciare il lander dell’azienda di Jeff Bezos, dall’altra il programma Starship continua ad accumulare ritardi. In seguito a un problema tecnico nel rientro del primo stadio del razzo Falcon Heavy durante il test della scorsa settimana, la Federal Aviation Administration ha imposto l’apertura di un’inchiesta e un provvisorio stop ai lanci. La NASA ha già ammesso che con la Cina è in atto un vero e proprio testa a testa per riportare l’umanità sulla superficie lunare, una corsa contro il tempo dall’esito tutt’altro che scontato. Uno slittamento della missione Artemis III si ripercuoterebbe a cascata su quelle successive, a partire da Artemis IV, proprio quella che prevede l’allunaggio nel 2028. Insomma: l’onda d’urto dell’esplosione del New Glenn potrebbe arrivare molto lontano.