Giacomo Tamburello, un narcotrafficante, che senza reddito, gestiva una holding finanziaria e proprietà immobiliari in mezzo mondo. Aveva come socio il boss Matteo Messina Denaro. Al boss versava, e questo dal 1983, una quota fissa degli introiti, 10%: la stessa percentuale che Messina Denaro, a sentire i pentiti, pretendeva su qualsiasi attività, anche lecita, che riguardava il trapanese. All'occorrenza Tamburello interveniva a finanziare particolari necessità del capo mafia, nascosto a un tiro di schioppo da casa sua. Tra le righe della richiesta firmata dal procuratore De Lucia, dall'aggiunto Di Giorgio e dai pm Bettiol e Brucoli, viene fuori una notizia inedita. Una intercettazione del 2016, che solo oggi si è disvelata. Tamburello è stato ascoltato a parlare con un suo sodale, Nicolò Mistretta, di somme da dividere, «quelli mi stanno facendo impazzire tutti a me! Questi li abbiamo dovuti mandare a quelli che sono all’ospedale! Il tempo che si fa il coso... l’operazione». I Ros dei Carabinieri nel marzo 2026 hanno svelato, con una informativa alla Procura, chi era «coso che si deve fare l'operazione». Matteo Messina Denaro non ha subito solo l'operazione nel 2022 per il tumore al colon, ma sul tavolo operatorio ci finì anche prima, nel 2016, sempre usando il nome di Andrea Bonafede, per una ernia inguinale e Tamburello elargì denaro, per le necessità del capo mafia.
La rete del boss Matteo Messina Denaro: "cazziteddu" e il fiuto della “polvere bianca”
Dai domiciliari al carcere il passo è stato veloce per Giacomo Tamburello, il re del narcotraffico










