E siamo di nuovo lì. In quell’isoletta nel Mediterraneo "piena di sussurri, di dolci suoni, rumori, armonie, che non fanno alcun male, anzi dilettano", come afferma il servo Calibano. Un luogo dove l’orizzonte si confonde col sogno. Ed emerge tutto l’incanto che vibra intorno a Prospero, Duca di Milano, mago dai vasti poteri. Scacciato dalla città, è ora gran signore di illusioni e sortilegi. Pronto a confondere gli usurpatori che han la sfortuna di passare dalle sue parti. Non è però che la vendetta avrà i contorni del perdono? Ultima commedia di Shakespeare, "La Tempesta" è un gioco inesauribile di fantasia e teatro. Ma con uno sguardo più pacificato.
Antonio Viganò domani e dopo apre il festival "Da Vicino nessuno è normale" di Olinda. Si torna in via Ippocrate. Qui di nuovo con il Teatro La Ribalta, compagnia di Bolzano che da sempre lavora con le diversità, senza mai scendere a compromessi con la qualità artistica. E riuscendo a "essere una parte del teatro e non un teatro a parte", ripete Viganò. "La Tempesta" ribadisce tutto questo. Uno Shakespeare metateatrale. Dove si seguono le peripezie di un gruppo di attori che han poco tempo per portare in scena la commedia. Entrano ed escono dai ruoli, cercano soluzioni e chiavi. Mentre il debutto si avvicina. E la tempesta si trasforma in qualcosa da attraversare. Verso una rinascita. O qualcosa di simile.









