L'editoriale di addio del direttore sull'editore che non vuole sentirsi dire le cose. E la risposta via retroscena degli Angelucci

«Due parole sul mio addio a Libero»: così Mario Sechi intitola oggi il suo editoriale di saluto sul quotidiano degli Angelucci che lo ha ufficialmente licenziato ieri. L’articolo è piuttosto criptico, visto che si apre con una domanda sulla libertà di stampa, la scontata citazione di George Orwell («È il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire») e la considerazione che questa riguarda anche l’editore «a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire». Dalle parti degli Angelucci intanto arriva una risposta: quella sulla scorta è «una sceneggiata» e Sechi avrebbe avuto un «atteggiamento ostile» nei confronti di un investitore. Ovvero il presidente della FederTennis Angelo Binaghi.

Il lungo addio di Mario Sechi a Libero

Nel suo editoriale piuttosto criptico Sechi dice che «parleranno i fatti. Come sempre». E poi: «La stampa ha un legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive. I quotidiani vivono un periodo di profondissima crisi, molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma. È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità. Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo».