La presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Ansa)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 29 maggio 2026 – Senza una riforma elettorale si rischia obiettivamente un avvitamento di sistema. Non solo per i risultati prevedibili di un Parlamento senza maggioranza o con maggioranza molto ristretta, a cui porta naturalmente un sistema per cinque ottavi proporzionale e per il resto con un correttivo basato su collegi uninominali, i quali tendono numericamente a pareggiarsi.

Il dato su cui si riflette poco è un altro: le due coalizioni che si sono stabilizzate sono oggi molto più polarizzate e distanti tra loro che non in passato, al punto che una loro scomposizione dopo il voto per ricomporre una diversa maggioranza di governo è sostanzialmente impossibile. Avremmo con tutta probabilità elezioni a ripetizione. Quindi un sistema a premio appare necessario e di per sé non favorisce nessuna delle due coalizioni, data la sostanziale equivalenza dei loro consensi e il conseguente velo di ignoranza sul vincitore.

Ma il testo concreto ora reso noto è convincente? Ci sono rischi di incostituzionalità e scelte discutibili? Quanto ai primi i problemi veri sono tre, niente affatto irrilevanti. Il primo è il nodo della scelta dei rappresentanti. Avendo eliminato i collegi uninominali maggioritari si prevede sia una lista bloccata di partito sia una seconda di coalizione per il premio. Siamo oltre un uso moderato di liste bloccate consentito dalla Corte. C’è ancora tempo per inserire i collegi uninominali proporzionali di partito della vecchia legge provinciale. Il secondo è l’esclusione degli elettori di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige dal computo per stabilire il premio di maggioranza: il loro voto non sarebbe quindi uguale a quello del resto degli italiani. Vanno reinseriti. In connessione con questa scelta il tetto del premio del 55 per cento, che ha avuto l’avallo della Corte, rischierebbe di essere superato, avvicinandosi ai quorum di garanzia perché i seggi di Valle d’Aosta e Trentino non sono ricompresi nei 220 deputati e 113 senatori a cui si arriva col premio.