TREVISO - Epilogo in fuga oppure in volata per il battesimo di Pieve di Soligo in rosa che attendeva il primo squillo di Jonathan Milan e alla fine ha premiato la tenacia del francesino volante Paul Magnier? In una 18° tappa del Giro d'Italia dove non si correva per la classifica, la soluzione del dilemma ha avuto un primo suggerimento sul Muro di Ca’ del Poggio che a 9 km dal traguardo, disegnato al termine del toboga di una piazza Vittorio Emanuele II leggermente bagnata e straripante di gente, non ha fatto esplodere il plotone lungo l’attesissima arrampicata verticale dove migliaia di appassionati sin dal mattino si erano dati appuntamento per assistere al nono passaggio della Corsa Rosa (terzo di fila, il primo datato 2009 quando la tappa terminò a Valdobbiadene con sprint vincente di Petacchi, ndr). Ripreso Jonas Geens (Alpecin) - l’ultimo dei fuggitivi di giornata ad arrendersi (il belga all’attacco assieme a Mattia Bais e Andrea Mifsud della Polti e James Shaw della Ef) - a 11 km dall’arrivo gruppo compatto, giusto per aggredire il Muro.
Il mitico muro Lungo il chilometro e spiccioli più atteso e ripido (pendenze in doppia cifre e picco del 19%, ndr) con il dj Marco Melandri a intrattenere alla consolle, ci prova l’ex maglia rosa Eulalio ad incendiare la corsa. Uno strappo di forza nonostante il braccio sinistro dolorante picchiato sull’asfalto in una banale caduta all’ultimo rifornimento, e il portoghese in maglia bianca sembra mettere le ali. Ma il leader Vingegaard controlla da padrone col suo delfino Sepp Kuss davanti a scandire il ritmo e ricucire gradualmente. Milan tiene e fa bene sperare per il volatone che pare delinearsi. In vista del Gpm Vingegaard però accelera e scollina in testa ad una quindicina di uomini sgranatati. Il finale è infuocato. Attacca Hindley (Red Bull), nulla da fare. Spronato nell’auricolare dal diesse Pellizotti che ci tiene da matti a vincere a due passi da casa, ci riprova quindi uno scatenato Eulalio. Il portoghese in maglia rosa per 9 gironi, seppur dolorante non si arrende. In contropiede se la svigna ancora stavolta con Kulset (Uno-X). Mancano seimila metri al traguardo: vantaggio 8”. La Soudal Quick-Step piomba in testa agli inseguitori e lavora per Magnier. L’operazione riaggancio viene coronata sulla soglia della flame rouge. Addio fuga è volatona. Nel labirinto finale Stuyven pilota alla perfezione Magnier che in maglia ciclamino batte il trentino Zambanini, già secondo lo scorso anno nella tappa di Matera e l’oro dei Giochi di Tokyo Milan che si deve accontentare del secondo podio dopo la piazza d’onore di Sofia e il quarto di Burgas nella prima tappa in Bulgaria.Il vincitore «Non pensavo che la mia terza vittoria di tappa sarebbe arrivata proprio a Pieve di Soligo - le parole di un raggiante Magnier - Anche per questo tutto diventa ancora più bello. Posso solo ringraziare la squadra per la fiducia che mi ha dato. Sulla prima salita mi ero staccato, ma i miei compagni hanno continuato a incoraggiarmi. Poi mi hanno pilotato perfettamente in volata, Stuyven mi ha lanciato in maniera fantastica. Indossare la maglia rosa e quella ciclamino, oltre a vincere tre tappe, è molto più di quanto avessi immaginato prima del Giro. Mi riempie di orgoglio e felicità».Oggi il tappone e domani il Friuli Archiviata la frizzante giornata di trasferimento ecco il gran finale del Nordest. Oggi tappone dolomitico tutto bellunese da Feltre ad Alleghe (Piani di Pezzè) con Duran, Coi, Staulanza, Giau (Cima Coppi) e Falzarego condensanti in 151 km. Domani l’altrettanto affascinante penultima tappa da Gemona a Piancavallo da scalare due volte. Vingegaard parte con 4’03” su Gall, 4’27” su Arensman, 5’ su Hindley e 5’40” su Eulalio.










