Come direbbero i giovani: Antonio Angelucci ha ghostato Mario Sechi. È infatti da più di un mese che l’editore di Libero, Giornale e Tempo ha interrotto ogni comunicazione con il direttore di Libero (ghostare deriva dall’inglese ghost, fantasma). Adesso Sechi è in uscita dal quotidiano di base a Milano che ha una diffusione pagata complessiva di 16.144 copie (-12,2%, dati Ads marzo 2026). Tra i nomi che circolano per la successione ci sono quelli di Alessandro Sallusti (storico direttore di Libero e con un passato anche alla guida del Giornale, oggi fondatore di Politicoquotidiano, nell’ecosistema online di Nicolaporro.it) ma anche di Paolo Del Debbio (giornalista Mediaset) e in subordine di Gianluigi Paragone (giornalista poi datosi alla politica). Sembra tramontata l’ipotesi Pietro Senaldi (condirettore di Libero).
Mario Sechi
Il motivo principale dl dissidio
Alla base del dissidio Angelucci-Sechi emergono (ma non solo) i risultati diffusionali di Libero. Sta di fatto che Angelucci ha bloccato pure ogni spesa aggiuntiva in redazione (composta da una quarantina di giornalisti), tra cui rinnovo dei contratti e sostituzioni. I dati Ads di marzo sono significativi (vedere ItaliaOggi del 8/5/2026): in un mese ricco di notizie (tra cui il referendum sulla giustizia) Libero cala, il Giornale diretto da Tommaso Cerno torna in positivo (+1,1% a quota 25.440 copie in un mercato in costante contrazione). Marzo è stato anche il mese dello sciopero dei giornalisti (il 28, giorno in cui sono usciti invece Libero e Giornale, beneficiandone soprattutto quest’ultimo). Andando indietro nel tempo, almeno fino all’inizio dell’anno, Libero perde ma sempre meno del Giornale. Insomma, il sentiment degli addetti ai lavori è che il Giornale sia diventato più battagliero, sottraendo copie e attenzione mediatica persino a Libero, quotidiano tradizionalmente sempre sulle barricate.











