Due donne uccise e una terza vittima che è riuscita a sfuggire alla trappola. Un refrain, con un solo obiettivo: recuperare soldi per acquistare cocaina. Stesso metodo, due delitti, con un’ipotesi inquietante: quella di una condotta seriale. Sara e Lyuba, le due donne uccise in un edificio abbandonato di Pollena Trocchia, potrebbero non essere le uniche vittime di Mario Landolfi, il 49enne in cella per due femminicidi. Subito dopo il doppio delitto, la scorso 17 maggio, l’assalto a una cittadina nigeriana, che spiega: «Mi ha piantato un coltello alla gola, gli ho dato la borsa con i soldi, poi sono scappata». Inchiesta della Procura di Nola, Mario Landolfi è detenuto dopo essere stato inchiodato da alcuni testimoni. Difeso dal penalista Antonio Abete, al gip Giusi Piscitelli ha dichiarato: «Non sono un mostro, ma un marito e un padre di famiglia», pur ammettendo di aver ucciso due donne.
Il retroscena Ha infatti confessato o comunque ha fornito alcune ammissioni a proposito del delitto di Lyuba Hylyva e di Sara Tkacz che, secondo una primissima versione, sarebbero stati compiuti tra il 16 e il 17 maggio scorso. Una ricostruzione che ora vacilla, almeno per quanto riguarda la cronologia dei fatti e il movente dei due delitti. In sintesi, non si esclude che entrambi gli omicidi possano essere stati consumati nello stesso giorno - domenica 17 maggio -, a distanza di poche ore. Un retroscena che è stato svelato dalla redazione di “Chi l’ha visto?”, nella puntata andata in onda lunedì scorso, anche sulla scorta dell’intervista al fratello della donna ucraina. Due particolari inediti che attendono conferme: Lyuba era ancora in vita domenica, perché aveva risposto a un messaggio del fratello; ed aveva 71 anni, non 48 come si immaginava all’inizio. Faceva la bandante, ha assicurato il figlio, non una prostituta come ipotizzato nella prima fase delle indagini. Indagini dei carabinieri sotto il coordinamento del procuratore di Nola Marco Del Gaudio e del procuratore aggiunto Giuseppe Cimmarotta: è il caso della terza donna. La segnalazione A scavare tra segnalazioni e denunce, c’è la voce di una cittadina nigeriana - costretta probabilmente a prostituirsi a Napoli est - che potrebbe essere stata vittima di una rapina, poche ore dopo il doppio femminicidio. Ha ceduto la borsa ed è scappata. Anche in questo caso si lavora su un metodo, su una strategia che sa di già visto. In sintesi, prima l’adescamento poi la richiesta di denaro. Landolfi ha spiegato che quella domenica era in astinenza da cocaina. Ha ammesso di aver scaraventato le due donne dal secondo piano di un vano ascensore, ma sostiene di averlo fatto in conseguenza di una aggressione subita dalle donne, nata per un litigio legato agli accordi economici su prestazioni sessuali mai consumate. Indagini in corso, si scava nel sottobosco della prostituzione da strada nella zona di Gianturco e di Napoli Est. Il contrasto Uno spaccato metropolitano dove Landolfi si muoveva con fare predatorio. Puntava a donne sole e indifese, chiedeva soldi dopo averle condotte in zone isolate. Si tratta di ipotesi, al momento non riscontrate da elementi concreti, ma solo da tasselli o retroscena attualmente al vaglio degli inquirenti della Procura di Nola. Insomma, chi è Mario Landolfi? Quanto c’è di seriale dietro un certo tipo di condotta? Cosa è accaduto nella domenica in cui ha messo a segno ben due femminicidi a distanza di poche ore? Ma soprattutto: ci sono altre donne che sono finite nella trappola ordita dal 49enne di Sant'Anastasia? Al momento c’è una sola testimonianza agli atti, quella di una ragazza nigeriana che - raggiunta dagli organi di stampa - conferma una circostanza su tutte: «Quello che dovevo dire, l’ho detto ai carabinieri. Voleva la mia borsa, mi ha piantato un coltello alla gola, alla fine ho ceduto. Sono scappata». Sembra che in questo caso, la cittadina di origine nigeriana sia stata salvata dal provvidenziale intervento di un’altra donna, a sua volta alla guida della propria auto. C’è un elemento al vaglio degli inquirenti: all’interno dell’auto di Mario Landolfi è stata trovata una borsa da signora, che potrebbe corrispondere alla descrizione fatta dalla sopravvissuta alla trappola di Landolfi. Verifica in corso, si punta a scavare nell’abisso di un uomo che ha ucciso due donne, ha aggredito una terza, per poi spiegare al giudice di essere - in fondo - «un buon padre di famiglia».






