C’è anche un po’ di Italia nel nuovo film del regista ungherese György Pálfi. Italiana è, infatti, la protagonista ed è una Livornese, la cosa più singolare, però, è che si tratta di una gallina (e livornese è la sua razza). Pálfi con le sue precedenti opere, come con “Taxidermia”, presentato a Cannes esattamente venti anni fa, ci ha abituati a essere spiazzati davanti allo schermo. Accade anche con “HEN - Storia di una gallina” con cui il regista magiaro si conferma tra gli artisti più originali del cinema europeo. Un’opera imprevedibile e affascinante che viene raccontata con lo sguardo, quasi in soggettiva, della pennuta stessa, senza ausilio dell’intelligenza artificiale o della computer grafica.

Non è la prima volta che dei cineasti dell’est Europa si ispirano al mondo animale per firmare alcune delle pagine più autoriali del cinema continentale. Come Jerzy Skolimowski che con il suo “EO” ha riscritto il capolavoro di Robert Bresson “Au hasard Balthazar “ dando anima alle sofferenze di un povero asino. Anche Viktor Kossakovsky con “Gunda” si sofferma sui tristi destini di una scrofa teorizzando un nuovo modello stilistico o, per chiudere il cerchio e tornare in Ungheria, Kornél Mundruczó con il suo "White god” ci ammonisce a ritrovare un equilibrio di convivenza con il mondo canino e quindi animale.