Non si offenda nessun amante del cinema di grande intrattenimento, ma quello che si vede nel cinema d'autore in termini di audacia, rischio e inventiva è imparagonabile. In particolare Hen fa qualcosa di difficilissimo con anche il bonus di volerlo trasformare in un film per tutti. In questa storia di una gallina, in cui la gallina sembra recitare, non c'è niente di astratto o meditabondo e tutto d'azione. È una storia di fuga, evasione, crimine e sotterfugi (ma anche di eccezionale scaltrezza) di eccezionale presa sullo spettatore anche se gli umani fanno da sfondo.Il cinema anglosassone questo tipo di storie le fa animate, facendo parlare gli animali, l'ungherese György Pálfi ha messo insieme budget da stati europei diversi, usato fondi pubblici e molta intelligenza per fare una cosa due volte più complicata: fare un film senza dialoghi e creare l'illusione che una gallina reciti. Il primo trucco è che la gallina protagonista è interpretata da 8 galline diverse "truccate" per somigliarsi, perché dopo 30 minuti circa le galline si stufano e non rispondono più agli stimoli, quindi è impossibile far loro fare qualcosa. Tutti gli altri trucchi invece sono quelli del linguaggio cinematografico.Hen è un film per la maggior parte muto in cui seguiamo con eccezionale tensione la fuga di una gallina da un allevamento intensivo e le sue peripezie fino ad arrivare nel cortile di un ristorante. Ci sarà anche un momento di crimine, con tutta una questione relativa a dei mafiosi che vessano il ristoratore, ma è nello sfondo perché alla gallina non importa niente. Come in Wall-E la trama degli umani è qualcosa che si svolge mentre seguiamo l'unica storia che conti, quella della gallina che salva le sue uova.Officine UbuPer riuscire in tutto questo Pálfi sfrutta in pieno l'armamentario Disney, cioè tutte le tecniche sviluppate dall'animazione in più di cento anni per farci empatizzare con gli animali e dar loro atteggiamenti antropomorfi. E ci riesce anche se non si tratta di una gallina disegnata ma vera: lo fa creando situazioni che ricordano quelle delle gag dei cartoni Disney e rievocando così sensazioni e sentimenti. E ovviamente a questo accosta un altro grande set di idee, strumenti e trovate: quello del cinema muto. In questo modo non ha più bisogno di dialoghi ma riesce a suggerire in ogni momento un pensiero.Ed è abbastanza clamoroso come questo film riesca a far accadere tutto ciò direttamente nella testa degli spettatori. L'incastro perfetto di Hen infatti sta nel fatto che ogni singolo spettatore sa molto bene che non è certo la gallina a recitare, che non ha intenzioni e non sta pensando quel che sembra stia pensando. In questo film quindi è proprio il cinema a conquistare, cioè il complesso di inquadrature, colonna sonora, montaggio, trucchi ed espedienti che creano un'illusione che tutti sanno essere tale. Oltre alla tensione della storia infatti il film si segue anche per l'indubbia tensione della messa in scena, cioè il desiderio di vedere come questa storia possa continuare a sembrare così umana.Officine UbuTutto questo non c'era in precedenti esperimenti di film con animali di altri registi o registe, visti negli ultimi anni. Andrea Arnold ci era andata vicina con Cow; Craig Foster con Il mio amico in fondo al mare aveva raccontato l'amicizia tra lui e un polpo in modo davvero coinvolgente ma era comunque tutto dal punto di vista di un umano; Victor Kossakovsky con Gunda ha ripreso la vita di un maiale, tutta in bianco e nero con l'obiettivo di trasfigurare l'animale associato al lurido attraverso immagini splendide in bianco e nero, ma con poca narrazione; Jerzy Skolimowski infine con EO ha raccontato le peripezie di un asino puntando tantissimo sugli umani. Solo Pálfi ha tenuto fede al precetto e ha messo la gallina a fare la protagonista. Onore a lui.E come effetto collaterale, voluto o no, questo film è anche l'unica vera satira possibile del cinema d'azione americano: fare un film senza umani che usi le stesse tecniche e ottenga lo stesso risultato. La dimostrazione che i protagonisti, gli attori e la storia sono dei pretesti, l'unica cosa che conta per creare quell'effetto è l'uso degli strumenti del cinema. Se li si padroneggia funzionerà anche con una gallina al centro.
È arrivato Hen, un film di fuga, evasione e uova che ha come protagonista una gallina (vera!) trasformata in eroina d'azione
Il racconto è tutto giocato sulla capacità di far capire cosa pensi il volatile, senza dialoghi o trucchi digitali. E il risultato è stupefacente










