Per tre giorni è rimasta prigioniera in un edificio occupato nella periferia di Roma, costretta a subire violenze sessuali di gruppo sotto minacce di morte ed effetto di droghe. Un incubo dal quale una donna colombiana di 32 anni è riuscita a uscire soltanto all'alba del terzo giorno, scappando seminuda in strada e chiedendo aiuto a un passante. Per la vicenda sono stati fermati cinque uomini, cittadini gambiani, nigeriani e maliani tra i 29 e i 43 anni, con l'accusa di violenza sessuale di gruppo aggravata.

Video Sequestrata e violentata per tre giorni a Roma, fermate 5 persone

La storia, ricostruita dagli investigatori della squadra mobile e coordinata dalla Procura di Roma, sarebbe iniziata la sera del 19 maggio. La ragazza, arrivata nella Capitale da appena dieci giorni, si trovava all'esterno di un ristorante quando ha chiesto a un uomo di procurarle dell'hashish. "Seguimi che te lo posso procurare", avrebbe risposto l'uomo convincendola a concludere l'acquisto. Da quel momento, secondo quanto emerso dalle indagini, è stata tesa la trappola. Dopo circa mezz'ora a piedi i due hanno raggiunto un furgone sul quale la 32enne sarebbe stata caricata con la forza e portata all'interno dello stabile occupato - e già sgomberato più volte in passato - in via Cesare Tallone, nel quadrante est di Roma. Qui la donna sarebbe stata segregata e costretta a subire ripetute violenze da parte di più uomini che si sarebbero alternati per oltre 36 ore. Secondo gli investigatori, la vittima sarebbe stata anche costretta ad assumere sostanze stupefacenti per limitarne la capacità di reazione e impedirle di fuggire. Solo al termine della terza giornata, approfittando di un momento di distrazione, è riuscita a scappare e a raggiungere la strada chiedendo soccorso. I medici del policlinico Casilino, dove è stata trasportata la 32enne, hanno riscontrato evidenti segni di violenza e uno stato di alterazione riconducibile all'assunzione di droga.