Kaley aveva sviluppato un rapporto ossessivo con le piattaforme, soprattutto su Instagram. La sua storia è una delle tante al centro di un maxi-processo al tribunale di Los Angeles per capire se le piattaforme sono costruite per creare dipendenza. Adam Mosseri, capo di Instagram, ha dichiarato con usare l’app 16 ore al giorno è problematico ma non è dipendenza.
Di lei si conosce giusto il nome. Si chiama Kaley e nelle ultime settimane è diventata protagonista di un processo che potrebbe incidere sul futuro dei social network, almeno per come gli conosciamo. Kaley ha cominciato a usare YouTube quando aveva sei anni. A nove anni ha fatto il primo accesso a Instagram. Con il passare del tempo ha iniziato a dedicare sempre più tempo alle piattaforme, caricava video, creava nuovi profili, guardava i contenuti. Come raccontano Kali Hays e Lily Jamali sulla BBC, Kaley ha perso presto la misura del tempo da passare davanti allo schermo dello smartphone. Le piattaforme sono diventate una dipendenza. E non parliamo solo di tempo passato a scorrere un video dopo l’altro. Kaley pubblicava video in cui cantava. Voleva che qualcuno mettesse like e magari un commento. E allora creava decine di profili per commentare i suoi stessi video.






