Ibrahimovic sta ricostruendo il Milan. Lo svedese valuta anche Rangnick che 6 anni fa voleva lo svedese fuori dai rossoneri.
Zlatan Ibrahimovic e Ralf Rangnick: ci risiamo. La storia si ripete 6 anni dopo la notte di Reggio Emilia quando il sorprendente Milan post Covid riprese il campionato e a luglio diede dimostrazione, con Pioli allenatore, di poter costruire qualcosa di importante. La stagione successiva infatti arrivò il secondo posto e poi lo Scudetto del 2022 che confermò la scelta fatta quella sera dalla società: puntare su Pioli gelando Rangnick. L'attuale CT dell'Austria aveva dichiarato pubblicamente, che se fosse arrivato al Milan non avrebbe puntato su Ibrahimovic:
"Non è nel mio stile insistere su giocatori di 38 anni non perché non siano abbastanza bravi, e Ibra certamente lo è, ma perché preferisco creare valore, sviluppare il talento. Per me ha poco senso puntare su Ibra o Kjaer". Motivo per cui Ibra era sicuro di andare via dai rossoneri dopo quella stagione post Covid e invece il clamoroso ribaltone portò alla conferma di Pioli e alla conseguente permanenza dello svedese. Oggi, a distanza di 6 anni, è proprio Ibrahimovic a rivolere Rangnick al Milan anche se la concorrenza è tanta. La vecchia dirigenza del Milan. Nel corso della stagione 2019/2020, l'allora amministratore delegato del Milan Ivan Gazidis aveva praticamente bloccato Ralf Rangnick. Il manager tedesco avrebbe dovuto assumere un doppio ruolo rivoluzionario per l'Italia: allenatore e direttore tecnico, accentrando su di sé tutto il potere sportivo. Questo progetto entrò subito in rotta di collisione con la filosofia di Ibrahimovic (allora trentottenne), tornato a gennaio per risollevare la squadra. A luglio 2020, in un'intervista a Sportweek, Ibrahimovic addirittura liquidò l'allenatore tedesco con una frase diventata celebre: "Rangnick? Chi è? Non so chi sia Rangnick".










