di
Daniele Dallera
Da leader in campo a comparsa inconsistente dietro la scrivania. L’ex fuoriclasse svedese, per i maligni, ha «intortato» Cardinale, restando al suo posto. Ma ora dovrà lavorare seriamente
È chiaro, Ibrahimovic ha convinto, i maligni dicono «intortato», Gerry Cardinale. Per la rinascita del Milan in teoria non sarebbe un brutto punto di ripartenza. L’ex campione svedese, lui sì, sa di calcio, materia che Cardinale frequenta da pochi anni. E Cardinale lo vuole addirittura cambiare, partendo da teorie, concetti, valori, made in Usa. Lontani dai nostri, ma non per questo sbagliati: c’è sempre qualcosa da imparare e da importare.
È più urgente che si concentri sul Milan. E il fatto che si affidi a Ibra, ribadiamo, può rivelarsi persino buona cosa. Ma c’è sempre un ma nella vita. Questo: Ibra deve smettere di fare Ibra, soprattutto deve imparare un mestiere, quello di manager, dirigente, come minimo del consulente (tecnico). Del Milan. Finora è stata una macchietta. Da quando ha smesso di giocare, lasciando tutti gli appassionati di calcio nello sconforto, in crisi di astinenza da fuoriclasse, non si capisce bene cosa abbia fatto. Da leader in campo a comparsa inconsistente dietro la scrivania. Si è sempre parlato di consulente di RedBird, quindi di Cardinale.











