Michele Luppi
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Texas Attorney General Ken Paxton, a Republican candidate for the U.S. Senate, waves as he takes the stage to speak during a primary runoff election night event after winning the Republican party’s nomination Tuesday, May 26, 2026, in Plano, Texas. (AP Photo/Tony Gutierrez)
Nella notte di martedì sono arrivati i risultati delle elezioni primarie più importanti del 2026, ovvero lo spareggio per la candidatura al Senato per il partito repubblicano in Texas, lo Stato più grande che eleggerà un senatore questo autunno. Lo scontro ha visto affrontarsi John Cornyn, senatore in carica dal 2002, considerato uno degli ultimi repubblicani dell’establishment, oltre che uno tra gli uomini più potenti dello Stato, con una fortissima capacità di influenza sui ricchi donatori del partito texano, e Ken Paxton, procuratore generale dello Stato dal 2014, che ha ricevuto l’endorsement di Donald Trump solo qualche giorno fa, oltre a quello di Wesley Hunt, che nel primo turno di primarie aveva ottenuto un risultato in doppia cifra, risultando decisivo per la definizione dello spareggio.
Le implicazioni nazionali sono molteplici: in primo luogo, Paxton è un personaggio molto più debole e facilmente attaccabile da parte dei democratici, rendendo più probabile una vittoria del candidato James Talarico, che non ha perso tempo per attaccare Paxton, definendolo “il politico più corrotto d’America” e menzionando l’impeachment di Paxton da parte della Camera statale del Texas. La campagna elettorale repubblicana è stata caratterizzata da toni molto accesi, oltre che da una retorica molto poco costruttiva, con il rischio di creare frizioni tra l’elettorato repubblicano anche a novembre.











