L’arma più potente nelle primarie repubblicane si conferma l’endorsement di Donald Trump. Nel ballottaggio di stanotte in Texas per decidere il candidato repubblicano al senato, il procuratore generale Ken Paxton, sostenuto dal presidente, ha sconfitto il senatore in carica dal 2002 John Cornyn con il 64 per cento dei consensi. L’endorsement che ha spostato gli equilibri, dopo che al primo turno Cornyn era arrivato di poco davanti al suo avversario, è arrivato una settimana prima del ballottaggio. Trump ha definito Paxton “un vero guerriero Maga”, elogiandolo per il suo supporto al Save America Act, il controverso disegno di legge che apporterebbe modifiche al modo di votare nel Paese, e ha rimarcato che Cornyn non lo ha supportato “quando i tempi erano duri”. Per un presidente che stima la lealtà prima di ogni altra qualità, Cornyn non poteva essere il candidato ideale: nel 2016, durante le primarie repubblicane che hanno incoronato Trump, si era dichiarato neutrale e nel 2023, mentre Paxton era uno dei soli due politici eletti presenti al lancio della nuova campagna presidenziale del tycoon, aveva affermato che “il suo tempo è finito”. Nonostante questo, non può essere definito un anti-Trump: ha votato a favore dell’agenda del presidente più del 99 per cento delle volte e, negli anni, si è allontanato dalla base Maga soltanto per votare il mantenimento degli aiuti all’Ucraina e per sponsorizzare una legge molto blanda per controllare la proliferazione delle armi, a seguito della sparatoria nella scuola elementare di Uvalde, in cui erano morti diciannove alunni e due insegnanti.Nel suo discorso di vittoria Paxton ha affermato che “quando tutti a Washington hanno detto a Trump di abbandonare me e le persone del Texas, lui non li ha ascoltati”. Il procuratore generale è molto legato al presidente, tanto da aver portato avanti le cause legali per tentare di capovolgere il risultato elettorale nel 2020. Ha più volte definito Cornyn “una creatura di Washington”, un insulto per una persona come Paxton, che ha più volte citato in giudizio l’amministrazione Biden e le organizzazioni progressiste.La sconfitta di Cornyn dimostra anche il limite dei soldi in politica: in quella che è stata la primaria repubblicana per il Senato più costosa di sempre, il senatore in carica ha speso 92 dei 128 milioni complessivi, ma questo non lo ha avvicinato alla vittoria. Nel suo discorso di sconfitta, ha ringraziato la sua famiglia, ha affermato di supportare i repubblicani ma non ha mai nominato il suo avversario. Si tratta della prima sconfitta per Cornyn, dopo diciotto elezioni vinte consecutivamente, per un politico che aveva navigato con successo attraverso diverse ere del Partito repubblicano: eletto a Washington durante la presidenza Bush, ha resistito alla rivoluzione del Tea Party e alla prima affermazione di Trump.Anche i senatori repubblicani a Washington ne escono ridimensionati: avevano sostenuto Cornyn con convinzione, cercando di convincere lo stesso Trump. Paxton, infatti, ha una carriera costellata di scandali e processi, tra cui, da ultimo, un impeachment per corruzione e abuso d’ufficio mosso dai deputati del suo stesso partito alla Camera statale del Texas (scandalo da cui è stato assolto in Senato). La paura dell’establishment repubblicano è che serva spendere molto per far sì che Paxton possa vincere il seggio a novembre, dirottando in Texas soldi che sarebbe stato più utile avere a disposizione in altre campagne.È quello che spera anche il candidato democratico, il deputato statale James Talarico, che subito dopo l’annuncio dei risultati ha pubblicato il suo primo video contro l’avversario, in cui definisce Paxton “il politico più corrotto d’America”. In un post su X, poi, si è rivolto agli elettori di Cornyn delusi, cercando di ottenere il loro supporto. La sfida per i democratici è complessa, dato che non vincono un’elezione statale in Texas da 32 anni, ma la vittoria di un candidato estremista e vicinissimo al presidente, in un momento in cui il tasso di approvazione di Trump è ai minimi termini, è lo scenario preferito in vista delle elezioni generali.La campagna è già iniziata. Nel suo discorso di vittoria, Paxton, in un’imitazione piuttosto goffa di Trump, ha iniziato ad affibbiare nomignoli a Talarico. Lo ha chiamato Tofu, prendendolo in giro per il suo veganesimo, e Tal-a-freak-o (gioco di parole traducibile con “Talarico il matto”). Ha poi affermato che il suo avversario è una minaccia per il Texas “perché è un estremista che vuole i confini aperti, alzare le tasse, ed è un vegano che ritiene Dio non binario”. Da questa sfida passeranno molte delle speranze dei democratici di riottenere il controllo del Senato alle elezioni di metà mandato.
Trump vince ancora: Ken Paxton domina il ballottaggio per il Senato in Texas
L’endorsement del presidente decide il ballottaggio repubblicano nel grande stato del sud: il procuratore generale batte il senatore uscente John Cornyn, nonostante il vantaggio economico dell’avversario. Per i democratici si apre una sfida cruciale in vista delle elezioni di metà mandato










