Una volta fucina di benessere e crescita, oggi quella che fu la borghesia ha perso per strada le proprie certezze. Pesa l’aumento del costo della vita e una progressiva perdita di potere di acquisto. Il risultato è che si fanno meno figli e il sistema previdenziale è sotto pressione. Anatomia di un Paese che rischia di vivere più di un grande ieri che di un buon domani

Un progressivo sgretolamento del ceto medio, con la ricchezza nazionale sempre più polarizzata, mentre il sistema pensionistico è sotto pressione a causa del calo delle nascite e della stagnazione salariale. Dall’ultimo rapporto dell’Eurispes emerge un’Italia un po’ malconcia, soprattutto nel cuore e nel morale. Non è solo una questione di costi energetici, di guerre o di grandi shock. Molto più semplicemente, il ceto medio, che una volta si sarebbe chiamato borghesia, si è perso per strada i fondamentali. E dunque, ha paura.

Basta leggersi il rapporto. Il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021 a oggi. Nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Di più. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi e circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Per questo il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti.