Pubblicato il: 28/05/2026 – 15:47
di Fabio Benincasa
REGGIO CALABRIA «Mio zio Peppino diceva “chi nasce tondo non muore quadrato”! So che questo mi porta all’arresto, no? Però se ho vissuto una vita in questa maniera, non posso cambiare vita!». Don Pino Piromalli lo confessa (intercettato) ad un interlocutore. La captazione è finita nell’inchiesta denominata “Res Tauro”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria e destinata a infliggere un duro colpo al clan di Gioia Tauro. La città del Porto, snodo centrale del Mediterraneo, cuore pulsante dell’economia ma anche centro nevralgico del principale business della ‘ndrangheta: il narcotraffico. La droga viaggia a bordo di container, nascosta in carichi di kiwi, banane, zucchero. “Facciazza”, il soprannome di Giuseppe Piromalli, si lascia andare ad una confessione “spontanea”: nessun rimpianto per la vita condotta e pazienza se le forze dell’ordine concluderanno l’ennesima operazione, chi nasce tondo non muore quadrato. E’ così che va, boss e sodali si assumono il rischio costi quel che costi. E a proposito di rischio, sull’ingerenza della ‘ndrangheta nello scalo portuale reggino ha acceso i riflettori la Cigl Calabria in una nota diffusa nella giornata di domenica scorsa e riferita alle preoccupazioni circa il presunto passo indietro di Amazon, rispetto alla possibilità di un insediamento nell’area industriale del porto di Gioia Tauro. Il riferimento del sindacato è ad alcuni passaggi contenuti proprio nelle carte dell’inchiesta “Res Tauro”. Dello stesso tenore, il comunicato delle scorse ore inviato dalla consigliera regionale del M5s, Elisa Scutellà. «Se venisse confermato che un colosso internazionale ha rinunciato a investire in Calabria per timore di condizionamenti criminali, saremmo davanti a un fatto di una gravità inaudita. La ’ndrangheta continua a frenare sviluppo, lavoro e futuro dei nostri territori, e questo non è più tollerabile», dichiara l’ex parlamentare.







