L’intraprendenza criminale dello storico boss Giuseppe Piromalli, detto “Pino Facciazza”, 80 anni, non è mai stata scalfita nè dall’età né dalla lunga detenzione. È quanto emerge dall'inchiesta “Res Tauro” che stamattina ha portato all’arresto di 26 persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria.

L'indagine, condotta dai carabinieri del Ros, ha consentito ai pm di fotografare la ripresa delle attività criminali di Piromalli che, dopo 22 anni, era stato scarcerato nel 2021. «Facciazza aveva fin da subito compreso che doveva avviare un'opera di restauro della cosca da lui definita «sta tigre che è Gioia Tauro» scrivono gli inquirenti e lo avrebbe fatto con un progetto di recupero delle vecchie regole di 'ndrangheta e «assumendo quella posizione di comando che lo rendeva, per come lui stesso ha affermato in un'intercettazione, “il padrone di Gioia”».

‘Ndrangheta, duro colpo alla cosca Piromalli: 26 arresti. In manette il boss 80ennne

Il clan e l’espansione del porto di Gioia Tauro negli anni Settanta

Quella dei Piromalli è una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta in Calabria. Affermata come clan già dagli anni Cinquanta, la loro lotta criminale per il potere inizia negli anni Settanta con i grandi progetti infrastrutturali come la costruzione nella zona di Gioia Tauro del V centro siderurgico e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Nel 1974 le imprese coinvolte nell’espansione del porto e nelle acciaierie a Gioia Tauro offrirono il 3% per essere lasciate in pace. I capi di allora – Antonio Macrì, i fratelli Piromalli e i fratelli De Stefano – rifiutarono e pretesero dei subappalti delle opere per controllarne i progetti aggiudicandosi così più della metà dei subappalti. I Piromalli nel 1973 furono coinvolti anche nel sequestro di John Paul Getty III e del tentato sequestro di Francesca Merloni.