Genova – Gli amministratori pubblici e l’imprenditoria privata, i titolari dei più noti studi legali e notarili ed i più alti magistrati, famosi giornalisti ed editori genovesi: tutti, spalla a spalla, si sono assiepati, stamani, nella chiesa di Sant’Antonio di Boccadasse per porgere l’ultimo saluto a Waldemaro Flick, avvocato, studioso, giurista e giornalista, scomparso martedì scorso all’età di 76 anni dopo una lunga malattia. Ha officiato la cerimonia monsignor Marino Poggi, affiancato da don Davide Bernini, don Gianfranco Calabrese e dal diacono Giulio Galliani. “La comunione non esclude nessuno – ha detto monsignor Poggi nel corso dell’omelia – Waldemaro lo ha imparato poco a poco, nella sofferenza e nell'umiltà dell'impotenza. Oggi siamo qui per ringraziare, in primo luogo Waldemaro, per la sua vita. E per accompagnarlo nel suo percorso verso il Signore. Ci stringiamo intorno ai famigliari e alle tante persone che lo hanno amato e apprezzato per le sue doti”.
Le navate gremite
Centinaia di persone si sono strette intorno ai famigliari, la moglie Carla, i figli Arturo e Maurizio, nipoti e pronipoti. Nelle due navate, gremite, moltissime le personalità note nel panorama genovese e italiano. Tra loro, il procuratore generale di Genova Enrico Zucca, la sostituto procuratore Patrizia Petruzziello, il professor Enzo Roppo, il manager e imprenditore Carlo Castellano, l’ex ministro Roberta Pinotti, gli ex parlamentari Mario Tullo e Graziano Mazzarello, l’ex presidente del Tribunale di Genova Claudio Viazzi, l’ex assessore Marco Evangelisti, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Genova Stefano Savi con numerosi colleghi, i giornalisti Victor Balestreri e Marcello Zinola, il presidente delle società partecipate comunali Porto Antico Spa Mauro Ferrando e di A.Se.F. Srl Paolo Scovazzi. Toccanti gli interventi delle nipoti di Waldemaro Flick, Benedetta e Carola Flick. “Vorrei ricordare, qui, tra i molti commoventi ricordi, la tua chitarra, con la quale abbiamo intonato tantissime canzoni su in montagna – ha detto Benedetta - i giri in moto in Val Ferret, i consigli dati nei momenti cruciali della mia vita quando papà mi spediva su a Genova a parlare con te”. Poi Carola, divenuta, nella maturità, collega di studio: “Lo zio amava dire di sé: ‘Mi viene più facile essere onesto che stare a dieta’. Questa è la sua essenza – ha ricordato, non senza commozione - Questa frase memorabile me l’ha detta in via XX Settembre dopo un’udienza. Noi parlavamo tanto, ci analizzavamo: il nostro non era solo uno studio legale, era uno studio di vita. Qui sottolineo la sua grandissima sensibilità. Ci interrogavamo sull’essere e il dover essere. Ognuno è com’è, diceva, non puoi snaturarti: devi fare la professione esattamente come sei”. Per un accorato ricordo ed un ultimo saluto, è salito sul pulpito anche il vicesindaco Alessandro Terrile, che ha ricordato gli anni, insieme, come collega di studio. “È stato un grande maestro – ha assicurato il vicesindaco Terrile - Ha formato generazioni di professionisti. Insegnava con generosità e attenzione alla persona. Aiutava anche nelle scelte di vita, con sensibilità e affetto. I grandi maestri non muoiono mai: vivono negli insegnamenti e negli allievi. Ora cercheremo di essere per gli altri ciò che sei stato per noi”. Al termine della funzione, personale di A.Se.F. del Comune di Genova ha trasportato il feretro al cimitero monumentale di Staglieno, per la cremazione e la successiva tumulazione.









