Per anni Uber è stata una delle aziende simbolo della rivoluzione della mobilità urbana. La società fondata da Travis Kalanick ha cambiato il trasporto globale, costruendo una piattaforma capace di collegare milioni di conducenti e utenti in centinaia di città nel mondo. Oggi però Uber sta cercando di ridefinire ancora una volta il proprio ruolo nell’ecosistema della mobilità, e la nuova frontiera è la guida autonoma.La strategia dell’azienda guidata da Dara Khosrowshahi è cambiata profondamente rispetto al passato. Dopo la vendita nel 2020 della divisione Advanced Technologies Group (ATG), nata per sviluppare internamente auto autonome e ceduta ad Aurora in seguito a difficoltà finanziarie e operative, Uber ha progressivamente abbandonato l’idea di diventare direttamente un costruttore di tecnologia self-driving. Al suo posto sta emergendo un approccio molto più ampio e potenzialmente più ambizioso: trasformarsi nella piattaforma globale che collega flotte autonome, dati, sensori, intelligenza artificiale e domanda di mobilità.Come riporta, tra gli altri, Reuters, Uber collabora oggi con oltre 25 partner nel settore autonomous driving, tra cui Waymo, Waabi, WeRide, Momenta, Nuro, Zoox e Wayve, con l’obiettivo di espandere rapidamente i servizi robotaxi in numerose città nei prossimi anni. La società punta infatti a portare servizi driverless in almeno 15 città entro la fine del 2026. Ma il progetto più interessante di Uber potrebbe essere un altro. Ed è qui che entra in gioco la strategia che l’azienda definisce “sensor grid”.Indice degli argomenti