Dall’auto all’autostrada, dal vino all’aceto. Incarnano filiere che connotano da decenni l’imprenditoria piemontese i quattro nuovi cavalieri del lavoro investiti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Giorgio Marsiaj, 79 anni, fondatore e presidente della Sabelt, ex numero uno dell’Unione industriale di Torino, tra i leader locali della componentistica per automotive e aerospazio. Da Cuneo, meglio da Narzole, arriva Matterino Dogliani, classe di ferro 1941, che nel suo business ha saputo tenere insieme alcune delle peculiarità langarole, come l’autostrada e le grandi opere pubbliche, ma anche l’hotellerie di lusso e il vino. E sempre dalla Granda viene il terzo imprenditore insignito dal Quirinale: Ambrogio Invernizzi, 60 anni, patron di Inalpi, azienda casearia in grado di trasformare il latte in business. Da Cuneo a Torino dove Inalpi ha dato il nome al palazzo icona dell’era olimpica nel capoluogo: un’insegna, quella che campeggia sulla struttura di piazza d’Armi, oggi simbolo dell’espansione imprenditoriale cuneese ben oltre i confini della provincia in cui è nata. “Se c’è troppo silenzio qualcosa non funziona” Di Dogliani si racconta che nei cantieri si presentasse senza preavviso, spesso all’alba, per controllare personalmente lavori e operai. Un vecchio dirigente del gruppo raccontò che Dogliani riusciva a capire l’andamento di un cantiere semplicemente osservando il silenzio o il rumore delle macchine. «Se c’è troppo silenzio, qualcosa non funziona», avrebbe detto più volte. Quando acquistò proprietà vinicole e strutture alberghiere, molti lo considerarono inizialmente «quello del cemento». Poi riuscì a trasformare il Boscareto in uno dei simboli del turismo di lusso piemontese. Il più giovane a capo dell’azienda più vecchia Il Piemonte Orientale, quello che invece guarda al Ticino e a Milano, è rappresentato infine da Giacomo Ponti, il più giovane a capo dell’azienda più antica. L’omonimo impero dell’aceto, che da Novara ha conquistato l’Italia (e non solo), ha infatti 54 anni e rappresenta la nona generazione di quella famiglia che guida l’azienda sin dal 1787. In un’Italia dove molte imprese familiari rimasero provinciali, Ponti intuì presto il valore del branding e della distribuzione internazionale. Quando il marchio iniziò a investire seriamente nella comunicazione televisiva, molti concorrenti consideravano inutile spendere così tanto per “un prodotto semplice come l’aceto”. Ponti invece comprese che il vero prodotto non era solo il contenuto della bottiglia, ma la fiducia del consumatore. Quattro figure che rappresentano quel Piemonte della tradizione che però ha saputo innovarsi, tra lavoro e solide relazioni, con i piedi nella terra (o nei cantieri, dove Dogliani ha mosso i primi passi proprio come il suo alter ego di Tortona Marcellino Gavio) e lo sguardo sul mondo. Oggi l’export e le grandi commesse nazionali e internazionali è la cifra su cui questi colossi industriali si misurano.
I quattro cavalieri di Mattarella, simbolo di un Piemonte che viene da lontano
Da Cuneo a Novara, dall’auto al vino, finché non diventa aceto. Matterino Dogliani e Giorgio Marsiaj, Giacomo Ponti e Ambrogio Invernizzi: gli imprenditori ico…













