È uno degli impianti più spettacolari del calcio moderno, ma la sua bellezza e la sua eredità culturale sono minacciate
Lo stadio di San Siro di Milano è una delle grandi meraviglie del calcio. Il fascino dell’impianto è legato non solo all’atmosfera che si respira durante le partite – in particolare durante il derby della Madonnina, quando si scontrano Milan e Inter, che considerano San Siro casa loro – ma anche all’incredibile spettacolo offerto dall’architettura, dopo la partita, quando i tifosi che scendono dagli enormi cilindri di cemento creano un impressionante effetto ottico: sembra che siano i cilindri a girare mentre gli spettatori restano fermi. Il derby della Madonnina prende il nome dalla statua dorata della Vergine in cima al Duomo di Milano. Lo stadio di San Siro è molto più grande dell’imponente cattedrale gotica. Le due strutture, insieme al Teatro alla Scala, formano una sorta di trinità dei monumenti più amati dai milanesi. A differenza degli altri due, San Siro sembra destinato alla demolizione. Sia il Milan sia l’Inter appartengono a due fondi d’investimento statunitensi (rispettivamente RedBird capital partners e Oaktree capital management) che nel 2025 hanno unito le forze e comprato lo stadio dal comune di Milano per 197 milioni di euro, con l’intenzione di costruirne uno nuovo. Quando ad aprile di quest’anno l’ho visitato, intorno a me c’era silenzio. Lo stadio incombeva sulla città come un mostro di cemento, con le sue rampe a spirale e le travi rosse che ricordano dei giocattoli.








