Ci vuole tempo per costruire la fiducia, e un istante per perderla. Christine Lagarde lancia un monito severo ai governi di tutto il mondo. La presidente della Banca centrale europea, da Phnom Penh, in Cambogia, traccia le sfide future per le istituzioni monetarie. Lo fa citando Napoleone Bonaparte: «Voglio che la banca sia nelle mani del governo abbastanza, ma non troppo». Un avvertimento che risuona due secoli dopo. «Per servire al meglio l’interesse pubblico, una banca centrale deve essere abbastanza vicina allo Stato, ma abbastanza indipendente da resistere alle pressioni del momento», sottolinea la banchiera centrale francese. Il messaggio segna il perimetro per la difesa dei prezzi.
La storia economica offre lezioni sulle conseguenze dell’ingerenza governativa. «La grande inflazione di quel decennio non fu causata da una mancanza di indipendenza, ma da shock petroliferi e dalla difficoltà di interpretare gli shock dell’offerta, per i quali le banche centrali erano impreparate», precisa la governatrice riferendosi agli anni Settanta. Tuttavia, il lavoro empirico successivo ha evidenziato un dato inequivocabile: i Paesi dotati di banche centrali meno indipendenti hanno affrontato una inflazione maggiore e più persistente. «Questa prova ha sottolineato la necessità di proteggere le decisioni di politica monetaria dal ciclo elettorale». Entro la fine del millennio, oltre l’ottanta per cento degli istituti aveva raggiunto l’indipendenza operativa. Questo successo portava con sé una ambiguità intrinseca. L’indipendenza formale doveva essere accompagnata da quella di fatto. Il crollo dell’inflazione globale è stato favorito da un ambiente economico segnato dalla globalizzazione e da un rassicurante spazio fiscale. L’esperienza europea dimostra la debolezza delle tutele legali in assenza di azioni pratiche. L’Eurosistema ha goduto di un quadro normativo protettivo fin dalla sua creazione nel 1998, ispirato al modello della Bundesbank. «Come aveva previsto Alexander Lamfalussy: senza un curriculum proprio, la nuova istituzione sarebbe stata giudicata solo dalle sue azioni». È servito un quarto di secolo per ancorare la fiducia dei cittadini attraverso prove insidiose. Durante la crisi del debito sovrano, gli strumenti non convenzionali hanno preservato la trasmissione monetaria contro la frammentazione dei mercati, operando nella logica della politica monetaria.












