“Tax the rich” è un’idea affascinante, ma rivela la rinuncia del sistema fiscale ordinario a tassare le grandi ricchezze. Gli stati sembrano ormai incapaci di produrre basi imponibili conoscibili, territorialmente stabili e giuridicamente omogenee.

Podcast generato con l’intelligenza artificiale sui contenuti di questo articolo, supervisionato e controllato dal desk de lavoce.info.

Uno slogan che tradisce il patto fiscale

Le proposte di tassare milionari hanno una forza retorica indubbiamente attraente nel richiamo a una giustizia fiscale che vorrebbe correggere gli eccessi della concentrazione delle ricchezze. Ma per quanto non si possa negare l’opportunità di congegnare una tassazione patrimoniale per sua natura straordinaria, occorre anche riconoscerne la tendenza a farne il lavacro etico di una coscienza politica che dissimula, per un verso, il fallimento della ordinaria sovranità fiscale e, per l’altro, la rinuncia a intervenire sulla concentrazione della ricchezza prima che essa si formi.

La fiscalità progressiva del Novecento, e la sua limpida traduzione nella carta costituzionale italiana, non era infatti costruita attorno all’idea di colpire una minoranza eccezionale. Si fondava piuttosto su un principio di generalità. L’imposta sul reddito funzionava nella misura in cui l’intera società veniva ricondotta entro un medesimo spazio fiscale in termini di redditi, di basi imponibili relativamente omogenee, di amministrazione capace di intervenire e di continuità tra ricchezza economica e rappresentazione fiscale della ricchezza. La progressività emergeva dunque come proprietà dell’intero sistema (“Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, art. 53 Costituzione), non come intervento mirato contro una specifica categoria sociale, alla quale, peraltro, è stato ed è consentito di accumulare grandi patrimoni al riparo dalle forme ordinarie della tassazione. La retorica contemporanea del “tax the rich” rivela infatti la rinuncia del sistema fiscale ordinario a tassare le grandi ricchezze, oltre ad altre categorie di redditi minori, con la ormai consolidata eccezione dei redditi da lavoro.