“Le donne della Repubblica”, il libro che uscirà in omaggio con il giornale martedì 2 giugno, avrà una parte dedicata all’inquadramento della situazione politica e sociale nel 1946, con interventi di storici e studiosi come Umberto Gentiloni e Patrizia Gabrielli, e una seconda sezione, introdotta dal presidente della Regione Michele de Pascale, nella forma della cronistoria raccontando dell’Emilia-Romagna e del movimento femminile che si mobilitava per il primo voto delle donne, sezione che si è avvalsa anche della ricca documentazione presente nella Rete regionale degli archivi Udi.
Katia Graziosi ne è la presidente oltre a guidare da anni l’Udi bolognese. Quel inaspettato 80% di donne che si recarono a votare, fu la punta dell’iceberg o l’espressione concreta di un sommovimento nel mondo femminile che si palesò al Paese in maniera del tutto inaspettata. «Lo definirei un protagonismo sommerso – dice la Graziosi – che nell’esercitare per la prima volta il diritto di voto, rende finalmente visibile un lungo cammino. Ad aiutare nelle emergenze, ad affrontare la dura quotidianità della guerra, a non rassegnarsi, le donne lo aveva imparato durante il conflitto. Ma già in quei mesi c’è la capacità di pensare al dopo: nei documenti dei Gruppi di Difesa della Donna si parla di parità salariale tra uomo e donna, della necessità di una parità giuridica. Si combatte, si sciopera ma lo sguardo è già al dopo, al pensare che davvero la società non doveva essere più come prima». Il voto delle donne fu determinante nel nostro territorio per la vittoria della Repubblica. «Fu una scelta, decisa, da subito: su “Noi donne” le colpe e le responsabilità della Monarchia nell’affermazione della dittatura fascista e della guerra ne conseguì, furono denunciate con nettezza. Si voleva davvero cambiare pagina, non avere più figli carne da cannone».











