Mentre il governo russo offre pensioni di reversibilità e assegni familiari alle vedove dei soldati morti in Ucraina, per le compagne non sposate non sono previsti aiuti. Nascono così controversie legali, corse a test di paternità e faide spesso raccontate in tv
È già noto da tempo come lo Stato russo corrisponda una pensione di reversibilità alle famiglie dei soldati morti nel corso della guerra in Ucraina, mentre è più recente la discussione in parlamento di una legge che estende la fecondazione in vitro gratuita a mogli e vedove di soldati. Molto più discussa è, però, la sorte di quelle compagne e madri – con o senza figli – che non dispongono di alcun titolo, secondo la legge, per godere di una forma di tutela, soprattutto economica, da parte dello Stato.
La pensione di reversibilità
Sul sito governativo Социальный фонд России (“Fondo Sociale della Russia”), sono riportate tutte le indicazioni rispetto alle forme di indennizzo delle quali possono beneficiare i soldati e le loro famiglie. Il sito cita: «La pensione di reversibilità (sia assicurativa che statale) viene concessa a tutti i parenti e familiari aventi diritto di un militare in servizio. Ad esempio, la vedova e i figli, oppure la vedova, i figli e i genitori, o ancora la vedova, i figli, i genitori, i nonni». A un pagamento una tantum del valore di 5 milioni di rubli si aggiungono altri indennizzi, le cui cifre variano da poche centinaia di euro, come per l’assegno di 40 euro per figli a carico, ai circa 1.300 euro mensili corrisposti alle famiglie degli “Eroi della Russia”.









