Dici Renato Zaccarelli e pensi subito al Torino, ai colori granata, al Mito di quell’impresa del 1976 quando il club tornò a vincere lo scudetto 27 anni dopo gli Eroi caduti nel ‘49 a Superga. In questi giorni ricorrono i 50 anni da quell’epopea, l’ultima: il Toro da allora ha vinto solo la Coppa Italia del 1993. A mezzo secolo di distanza, nessuno ha dimenticato quella squadra: in questi giorni la serie Sky "Toro 1976. Lassù qualcuno ti ama" è un successo clamoroso mentre il libro "120 motivi (e anni) per tifare Toro" dello storico Marco Severini ha raccolto un gran pubblico al Salone del Libro nel capoluogo piemontese. Centrocampista di classe e sostanza, Renato Zaccarelli, originario di Ancona, è una delle icone granata di tutti i tempi e un fulcro di quella squadra scudettata (28 presenze 4 gol).
Mezzo secolo dopo, il ricordo nella gente pare ancora vivissimo. Che effetto fa?
"Gli incontri tra i tifosi, il docufilm di Sky, contribuiscono ad andare indietro nel tempo, rinvigorire ricordi belli. É una cosa che non mi lascia indifferente: è una soddisfazione e un orgoglio che quello scudetto sia così celebrato ancora oggi".
Ne comprese subito la portata?
"Da giocatore, assolutamente no. Fu senz’altro il momento più bello della mia carriera, una festa, ma eravamo giocatori, non avremmo mai immaginato che quella vittoria rimanesse nella memoria per così lungo tempo".









