di
Marianna Peluso
Il veronese Massimo Giacopuzzi e la Cento Chilometri del Passatore nel 2024 chiusa al secondo posto: «Al traguardo c’era mio figlio, mi sono stati rubati attimi irripetibili»
La vittoria gli è stata restituita mesi dopo, con una classifica riscritta e una medaglia diventata finalmente del colore giusto. Il momento del traguardo, però, nessuno potrà restituirlo a Massimo Giacopuzzi: l’ingresso da vincitore in piazza del Popolo a Faenza, gli applausi degli ultimi chilometri, il podio del Passatore vissuto dal gradino più alto. Per questo una sentenza del Tribunale di Ravenna ha riconosciuto per la prima volta in Italia il «danno esistenziale», oltre a quello d’immagine, a un atleta che si è visto sottrarre la vittoria dal doping di un avversario. Il giudice Gianluca Mulà ha condannato il primo classificato della Cento Chilometri del Passatore 2024 a risarcire con 4mila euro, più le spese legali, l’ultramaratoneta veronese, certificando nero su bianco che anche quello sportivo è un bene tutelabile. «Chiunque abbia fatto sport sa che le gare si vincono il giorno della gara e tagliando il traguardo - racconta Giacopuzzi -. Le assegnazioni postume sono ben accette, però la gara si vince lì. C’era mio figlio ad attendermi al traguardo, perché gli avevo promesso che l’avremmo tagliato insieme da vincitori, invece sono risultato secondo. Adesso si scopre che sono io il legittimo vincitore. Nessuno però mi ridarà mai quel momento».












