ARTICOLO IN COLLABORAZIONE CON GEELY
Per capire davvero cosa sia diventata Geely bisogna partire da Pechino. Dalla città monumentale, dagli Hutong o da piazza Tienanmen. Ma soprattutto da quella sconfinata distesa di tangenziali e quartieri hi-tech dove oggi si decide una parte importante del futuro dell’auto mondiale. È qui che il gruppo cinese ha mostrato con maggiore chiarezza la sua trasformazione: non più un costruttore emergente, ma un protagonista globale capace di muoversi contemporaneamente tra tecnologia, mobilità elettrica e intelligenza artificiale.
La sua storia è quasi un manifesto della nuova Cina industriale. Inizia nel 1986, quando Li Shufu fonda un’azienda che produce componenti per frigoriferi. Poi arrivano gli scooter, le motociclette, infine le automobili. In pochi decenni il gruppo diventa uno dei simboli della trasformazione cinese: da fabbrica manifatturiera a protagonista globale dell’innovazione.
Per molti europei è un nome che dice ancora poco. Eppure, da anni, milioni di automobilisti guidano già auto progettate, sviluppate o controllate da questo gruppo senza rendersene conto. Perché è una galassia industriale che comprende marchi come Lotus, Lynk & Co, Zeekr e Smart, oltre alle partecipazioni in Mercedes-Benz e Renault Korea.







