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5 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:45

Aiden He, ceo di Geely Europe, si siede praticamente in mezzo a noi giornalisti stranieri e dice: “Pronto a rispondere a tutti per un’ora, poi potete scrivere al mio ufficio stampa”. In una saletta a fianco del quartier generale di Huangzhou del terzo gruppo cinese e ottavo mondiale, proprietario di sette marchi fra cui Volvo e diversi sottomarchi per la sola Cina, in joint venture con Renault e Mercedes di cui è pure importante azionista con il 9,7%, Aiden He fa notizia ancora prima di parlare: il suo approccio sciolto segnala come anche top manager cinesi stiano finalmente accettando l’idea di dover comunicare globalmente, dopo aver guidato la propria industria della mobilità in cima al mondo. Anche se alla fine dell’ora concessa, He ci avrà detto abilmente molto meno di quanto avremmo voluto sapere, tipo se Geely cerca fabbriche in Europa dove, come, quando, o i numeri dell’impatto sul loro business della crisi mediorientale. Ma a ognuno il suo lavoro.

He ha una esperienza precedente nel lancio del gruppo Saic sempre in Europa, oggi primo costruttore cinese per vendite sul Vecchio continente. Nella nuova avventura, deve portare Geely nel mercato europeo “al 5% entro il 2030”. Ambizioso obiettivo da marchio capofila del “primo gruppo privato cinese” nato quarant’anni fa, come ci ha raccontato la sera precedente con tanti numeri Victor Yang, senior vice president della holding.