La crisi in Medio Oriente determina ormai da mesi una situazione di incertezze e legittimi timori che ricadono inevitabilmente anche sul settore turistico: voli a rischio, cancellazioni e rincaro del carburante per aerei, gioco forza il blocco dello Stretto di Hormuz. Dall’analisi riportata da Assoviaggi, Associazione italiana agenzie di viaggi e turismo, dall’inizio del conflitto sino al mese di aprile è stato registrato un calo del 30% in media rispetto allo scorso anno, in riferimento alle prenotazioni effettuate tramite agenzie e tour operator.

Doveroso sottolineare che in una situazione di crisi globale come quella che stiamo attraversando, le priorità sono i rincari delle materie prime per il fabbisogno quotidiano, ma altrettanto importante è focalizzare uno sguardo attento su questo comparto che muove indotti considerevoli, nonché il legittimo piacere dell’evasione, non un semplice capriccio ma un valore aggiunto alla qualità della vita. Si viaggia per conoscere, per esplorare e per “allargare gli orizzonti”, per dirla con un pizzico di poesia, ma si sceglie di partire soprattutto per staccare dalla routine, ricaricarsi e concedersi del tempo per sé stessi e per i propri cari, un sano pragmatismo che fa bene alla salute e allo spirito. Alla geopolitica internazionale degli ultimi mesi, si aggiunge un cauto allarmismo anche per il rischio diffusione dell’Hantavirus, a seguito dei casi riportati nelle ultime settimane, frenando ulteriormente l’entusiasmo di milioni di turisti, un’impasse che gli addetti ai lavori sono costretti a fronteggiare informando e garantendo maggior sicurezza ai consumatori, oltre a fornire assistenza, tutela e rimborsi in caso di imprevisti o cancellazioni.