Il ministro della giustizia Carlo Nordio, del quale l’opposizione non deve mai più fare l’errore politico di chiederne le dimissioni perché è il migliore alleato per vincere le prossime elezioni, ne ha fatta difatti un’altra delle sue. Durante la commemorazione della strage di Capaci in Sicilia, divenuto sempre più occasione di passerelle politiche ed istituzionali raccapriccianti, si è in qualche modo equiparato niente di meno che a Giovanni Falcone. Nordio ha raccontato nel suo intervento che sia lui che Falcone hanno rischiato la vita, Nordio per lottare contro le brigate rosse e Falcone contro le mafie. Peggiore accostamento non poteva fare tra un magistrato eroe internazionale della lotta alla mafia che ha pagato con la vita la sua condotta da magistrato bravo, onesto, indipendente e coraggioso, e un magistrato che nella sua carriera si è contraddistinto soprattutto per scrivere prima gli editoriali sul giornale di proprietà di un importante uomo politico, che è stato l’antitesi della lotta alla mafia, per poi divenire ministro che ha iniziato una crociata proprio contro i magistrati autonomi ed indipendenti.

L’accostamento che Nordio fa di se stesso ad un mito come Falcone è davvero un insulto istituzionale. Con un richiamo alle brigate rosse che erano drammaticamente impegnate in crimini orrendi e che non hanno strappato un capello, qualora ci fosse, dalla chioma dell’allora pubblico ministero Nordio. Vedere saltimbanchi della politica che si affacciano a Palermo il 23 maggio, uomini e donne delle istituzioni così distanti dal profilo gigantesco umano, etico e professionale di servitori della repubblica come Giovanni Falcone, sporcare immagine e vita di chi ha fatto la storia in positivo del nostro paese, è davvero un fatto insopportabile. E tra gli ipocriti, i falsi e gli infami, non vanno dimenticati i traditori in toga che hanno, mentre magistrati come Falcone e Borsellino erano al lavoro con la toga contro le mafie rischiando la vita, li hanno lasciati soli e creato le condizioni della loro morte.