Nella memoria del telefono potrebbero trovarsi risposte importanti per chiarire una vicenda tragica e ancora inspiegabile che ha portato il giovane carabiniere a togliersi la vita sparandosi alla testa con l’arma di servizio dopo una riunione tenuta in caserma a Spezia. I genitori del maresciallo di 25 anni vogliono vederci chiaro ma anche il sostituto procuratore Monica Burani ha avviato una serie di esami. Dopo l’apertura di un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi del reato di istigazione al suicidio e l’affidamento al Ris di Parma di alcuni rilievi, la sostituta ha disposto l’accertamento tecnico irripetibile sul materiale informatico in dotazione al militare che prestava servizio in una stazione dello Spezzino avvalendosi della consulente Silvia Spallarossa.

Saranno dunque esaminati i telefoni e il computer nella disponibilità del giovane. Il militare sabato 18 aprile dopo aver partecipato alla riunione tecnica convocata in caserma per predisporre il servizio di ordine pubblico alo stadio in occasione della partita casalinga dello Spezia che si sarebbe disputata qualche ora dopo si era defilato dai colleghi diretti in mensa. Si era chiuso in una stanza per poi spararsi alla testa con la pistola di ordinanza. I colleghi sono prontamente intervenuti cercando di soccorrerlo in attesa dell’arrivo del personale medico del 118 ma la ferita riportata è stata letale. I genitori del carabinieri hanno chiesto di indagare sulla morte soprattutto per far luce su presenti atteggiamenti ostili che il figlio aveva raccontato.