L’incendio della Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano nella notte del 4 ottobre scorso ha scosso la comunità locale. "Le Case del Popolo sono luoghi in cui si è costruita la democrazia di un territorio intero e rappresentano un patrimonio storico di una comunità – ribadisce l’Arci provinciale di Siena –. Sono luoghi aperti, antifascisti e popolari, presidi fondamentali per la coesione sociale". "Questo episodio si salda drammaticamente con la recente inchiesta che ha visto tredici giovani indagati nella nostra provincia per apologia del nazifascismo, odio razziale e detenzione di armi – commenta la Federazione provinciale del Psi –. Difendere l’antifascismo è il primo compito della buona politica".

Stefania Lio, vicesegretaria regionale del Pd, afferma: "Colpire una Casa del Popolo significa colpire la memoria democratica. Serve una risposta politica e civile. Come Pd toscano diciamo che il rispetto del pluralismo non è negoziabile, la memoria democratica non è un bersaglio e i nostri territori devono restare spazi in cui il conflitto politico non degeneri mai in odio e distruzione". "Gli anticorpi culturali e democratici delle nostre comunità appaiono oggi meno robusti – constata Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale –. Serve una condanna chiara e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e istituzionali. Dovrebbe essere il compito di tutti, non di una sola parte politica". Si richiama quindi la tenuta del tessuto democratico locale. "La notizia non ci coglie impreparati – chiarisce Andrea Valenti, già segretario provinciale Pd –. Ma anche se adesso prevale lo sgomento, non ci possiamo esimere da due domande: la prima è perché. La seconda è cosa fare". "Non è stato un incidente – è il commento del sindaco di Torrita di Siena Giacomo Grazi –. Sono stati malsani personaggi, che hanno messo a rischio la vita di persone e distrutto un immobile storico". "Ci sentiamo di condannare fermamente tali deprecabili atti – il commento della parrocchia di Montepulciano –, conseguenza di un vuoto interiore e di un’eclissi di senso di una parte del mondo giovanile che fatica a inserirsi in un contesto plurale e in continua evoluzione. Pronti sempre, a fare la nostra parte".