«Ero pronta a prendere le coltellate, dovevo proteggere mio figlio». Le parole della 33enne napoletana che, martedì mattina, ha difeso il suo bambino di 12 anni dall’aggressione del padre, sono colme di sofferenza e lacrime nel ricordare quei momenti drammatici. Il minore, ricoverato in prognosi riservata «respira autonomamente, è vigile e strettamente monitorato» come fa sapere Geremia Zito Marinosci, direttore del reparto di Terapia Intensiva pediatrica del Santobono Pausilipon. La donna che ha strappato il coltello dalle mani del 35enne napoletano, trasferito ieri nel carcere di Secondigliano, è costantemente al fianco del figlio con una sola priorità «tornare a casa al più presto» come racconta a Il Mattino, in forma anonima per proteggere la privacy del bambino.
Come sta suo figlio? «Ora va meglio e ringrazio tutti i medici e il personale sanitario che si è preso e si sta prendendo cura di lui. Sono sempre al suo fianco nel reparto e se mi allontano è solo per tornare un attimo a casa e rassicurare le altre mie due figlie, di dieci e sedici anni. Anche loro hanno vissuto un trauma e, in questo momento, per me la cosa più importante è cercare di fare il possibile per la loro tranquillità. Nonostante tutto, le mie figlie cercano, a loro volta, di rassicurarmi, mi dicono che non devo preoccuparmi per loro e di pensare solo al fratellino. Abbiamo tutti un’unica preoccupazione e un solo desiderio: che lui stia bene e torni a casa». Napoli, come sta il 12enne accoltellato dal padre: ha passato una notte tranquillaPuò spiegare come è avvenuta l’aggressione? «Eravamo a casa e il mio compagno si era svegliato avvertendo un dolore al petto che non passava, per cui mi ero preoccupata di chiamare un’ambulanza. Mentre attendevamo l’arrivo del personale del 118, si è svegliato anche mio figlio di 12 anni che ha notato l’agitazione del padre e ha cercato di tranquillizzarlo. Gli ha detto: “Babbo ora viene l’ambulanza”. Poco dopo si è scatenato il raptus e l’aggressione a coltellate. Mio figlio è stato colpito e dopo la prima coltellata si è accasciato a terra. Sono arrivati i sanitari e io, a quel punto, non ho pensato più a nulla, ho agito e basta. Mi sono messa davanti a mio figlio per proteggerlo. Ho fatto quello che fa una mamma. Ero pronta a prendere tutte le coltellate. Mi ha guidato l’istinto, ho preso con le mani la lama del coltello e l’ho disarmato». Accoltella il figlio 12enne, poi tenta di uccidersi: «Era in crisi d’astinenza»È riuscita a capire il motivo dell’aggressione? «Non mi so spiegare come possa essere accaduto un fatto così grave. Non so se si trattava di una crisi di astinenza ma ricordo che, quella mattina, il mio compagno continuava a dire che “lo volevano uccidere” e che “vedeva i mostri”. Si è agitato sempre di più fino al gesto inaccettabile delle coltellate che non mi sarei mai aspettata. Non era mai accaduto nulla che si potesse avvicinare a quello che è successo o che mi potesse far pensare che correvamo questo rischio. Mi sembra ancora impossibile aver vissuto una cosa del genere e il solo pensiero che mio figlio avrebbe potuto perdere la vita, mi toglie il respiro». Perdona il suo compagno? «In passato sono accaduti degli episodi di prevaricazione su cui ero passata sopra per l’amore che nutro nei confronti della mia famiglia e dei miei figli. Adesso però, è proprio questo amore a farmi dire basta. C’è stato chi, tra i nostri parenti, ha cercato di sminuire la cosa, spiegandomi che il mio compagno non era in lui e che di certo non è un killer ma questo non c’entra. Non posso giustificare quello che è successo e chi ha accoltellato mio figlio deve avere una punizione. Non voglio avere più a che fare con questa persona e voglio pensare unicamente al bene dei miei bambini che devono vivere serenamente la loro vita. Ho fatto sempre sacrifici per loro e, nonostante questo, ho rischiato di perdere mio figlio. Da adesso in poi non accetterò mai più nulla e questo non lo penso solo in funzione dei miei ragazzi ma anche per me stessa. Denunciare la violenza è doveroso».











