La penuria di fertilizzanti causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz dovrebbe aprire spazi ulteriori per il biologico, che non li utilizza. Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, pioniere dell’agricoltura biodinamica in Italia, spiega che invece non è così. «Non si può passare da un momento all’altro dal convenzionale al biologico: bisogna prima preparare i terreni ed è un processo che dura anni. Per questo se va in crisi l’agricoltura tradizionale è un problema per tutti: se i contadini riducono le loro produzioni si rischia una crisi alimentare», spiega.

Voi di «NaturaSì» però non siete colpiti direttamente da questa crisi.

Noi lavoriamo con il biologico e con il biodinamico, che utilizzano il letame e altri sistemi naturali per concimare la terra, quindi per fortuna siamo indipendenti dall’uso dei fertilizzanti. Nell’agricoltura convenzionale non è così: oggi se vuoi fare il mais devi utilizzare l’urea, che è aumentata tantissimo. Un contadino che la prendeva al consorzio agrario fino a qualche mese fa la pagava 55 centesimi a litro, ora invece gli costa 90 centesimi.

Sarebbe un buon momento per dirgli di convertirsi al biologico.

Non è che si può passare automaticamente dal convenzionale al biologico. Bisogna prima preparare i terreni, è un processo che dura anni. Il mais e il frumento sono delle colture molto povere. Se i costi crescono troppo ai contadini non converrà produrre.