Il riflesso all'obbedienza

Fabrizio Tassinari

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In un passaggio centrale di Delitto e Castigo, Dostoyevsky fa elaborare al protagonista Raskolnikov la sua teoria degli uomini straordinari. Ci sono gli esseri ordinari, che vivono nell’obbedienza e nelle leggi. E poi ci sono i grandi uomini, che hanno il diritto di trasgredire le leggi per realizzare qualcosa di superiore. Per chi è grande, il crimine non è un crimine ma un dovere. Putin ha costruito il suo potere su questa stessa logica. I russi non sanno bene perché il loro governo ha scatenato la guerra in Ucraina; per i comuni mortali la “demilitarizzazione” e la “denazificazione” sono uno scioglilingua senza senso. Ma non ci sono regole né tantomeno diritto internazionale che tenga. La Russia non è un paese come gli altri. È una civiltà unica, portatrice di valori profondi e autentici che l’Occidente corrotto non potrà mai capire.

Mr Nobody Against Putin, il documentario di David Borenstein e Pavel Talankin vincitore dell’Oscar di quest’anno, smonta questa tesi nel modo più semplice e potente possibile. Non con le bislacche teorie propinate dagli sciamani della geopolitica, né con ricorsi ad eroi letterari, ma con una telecamera nascosta da un insegnante in una scuola di provincia. Pavel Talankin è non è un dissidente in nessun senso della parola: non è un oppositore politico, un intellettuale pubblico o un attivista carismatico. È quello che spregiativamente chiameremmo un nerd, solitario e bonario, che ha trascorso tutta la sua esistenza a Karabash, piccola città nell’entroterra che, dettaglio secondario ma non irrilevante, è considerata una delle più inquinate al mondo. In quanto videomaker della scuola, Pavel ha un mestiere da svolgere, affidatogli direttamente da una circolare governativa: documentare con la sua telecamera la propaganda del Cremlino nelle classi, nei corridoi, nelle assemblee scolastiche, nelle conversazioni con i colleghi. Più va avanti, più Pavel si rende conto che filmare questa discesa negli inferi imposta dal regime è un dovere civile e morale. Segue i bambini che imparano dal gruppo Wagner a sparare con i kalashnikov e a lanciare granate. Poi gli insegnanti, che vengono obbligati a propinare tesi in sostegno alla guerra che non riescono neanche a pronunciare (demilitarizzazione e denazificazione, appunto). Si vede Putin in televisione mettere in chiaro che nella propaganda non c’è nulla di casuale: “Non sono i comandanti a vincere le guerre,” dice con il suo ghigno plastificato, “sono gli insegnanti”.