«Resteremo in Italia e forniremo ai nostri figli tutto ciò che serve». Usa toni sicuri e senza mezzi termini Catherine Birmigham, madre dei tre bimbi finiti sotto riflettori assieme ai genitori per la vicenda giudiziaria della cosiddetta 'famiglia nel boscò'. Quelle della 46enne australiana sono anche parole di riconciliazione, dopo mesi attraversati da tensioni e soprattutto momenti drammatici dovuti al distacco dai suoi bambini mentre in queste ore ha annunciato - attraverso il suo legale - di aver presentato al Comune di Palmoli il progetto per la loro nuova casa.

«L'Italia è stata molto buona con noi, abbiamo incontrato le persone più incredibili, persone che ci hanno supportato e dimostrato tantissimo amore», prosegue Catherine in un’intervista a "Cinque minuti" e poi a "Porta a porta".

La vicenda ha avuto un’eco politica fin da subito, suscitando dubbi e divisioni. Oltre due mesi fa era stato disposto l’invio di ispettori dal ministero della Giustizia per verificare la regolarità dell’operato dei giudici del tribunale dei minorenni: i primi accertamenti erano scattati il 13 marzo, pochi giorni prima del referendum costituzionale, quando la stessa premier Giorgia Meloni criticò la decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare Catherine dai suoi bambini. La scorsa settimana i magistrati incaricati da Nordio hanno chiuso le verifiche e depositato la relazione a via Arenula, quasi in coincidenza con i dubbi espressi dallo stesso tribunale - e poi dalla Corte di Appello - sulla liceità di alcune richieste degli ispettori. Ora l’ultima parola sull'esito dei controlli spetta al Guardasigilli ma - a quanto si apprende da ambienti della magistratura - non sarebbero state riscontrate irregolarità.